Archive for gennaio, 2009
La RAI e l’Ospedale di Giarre
P.O. DISTRETTO DI GIARRE
di Marcella
Leggo la notizia che la geriatria sarà attivata presso l’ospedale dove era stata prevista, ma il personale paramedico resta ad Acireale. a tutti e’ nota la carenza di personale presso tutte le U.O.C. e le U.O. del nostro nosocomio. Come mai i sindacati hanno potuto accettare ciò? Questa la prima osservazione,la seconda e’ una domanda: chi di voi ha letto la lettera pubblicata sulla rubrica “lo dico a la Sicilia “pubblicata a pagina 38 di detto quotidiano in data 25 gennaio 2009 avente per titolo ” il futuro del presidio ospedaliero di Giarre e i numeri:intervengono i medici”.? detta lettera e’ sottoscritta dal direttore sanitario, da tutti i primari delle U.O.C. e dei responsabili delle U.O..
"Contro i pirati, censura web" E' una bozza ma è già polemica
da una segnalazione di Robin77
di ALESSANDRO LONGO
UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall’alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d’autore.
Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: “Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale”.
“Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta”, spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. “Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d’autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a”prestatori di servizi della società dell’informazione”. Chi sono questi soggetti? “Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting”.
“Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale”, aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.
La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d’autore (scaricando e condividendo file pirata), “ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare”. Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.
Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d’autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: “Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell’ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori”.
Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d’informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L’Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.
A contorno di tutta la vicenda c’è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest’attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l’esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l’autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).
“Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti”, dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all’arrivo di questa proposta di legge.
P.O.DISTRETTO DI GIARRE
di Saro Pistorio SENIOR
CARO SARO, DAL MOMENTO CHE CON ATTO ARBITRARIO SIAMO STATI SCIPPATI,OLTRE CHE DI OSTETRICIA, PUNTO NASCITE E DELLA DIVISIONE DI PEDIATRIA,RITENGO CHE BISOGNA DIFFIDARE L’AUSL.3 DI CATANIA, AFFINCHE’ VENGA ATTIVATO CON EFFETTO IMMEDIATO IL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO, ATTIVO h 24.
Ospedale di Giarre: Lettera al PREFETTO
di Saro Cerra
Stamattina è stato sottoscritto il seguente documento:![]()
![]()
A SUA ECCELLENZA
IL SIGNOR PREFETTO DI CATANIA
Oggetto: richiesta intervento emergenza sanitaria distretto di Giarre, tutela salute pubblica art. N° 32 delle Costituzione Italiana.
I CONSIGLIERI COMUNALI DEL COMUNE DI GIARRE E RIPOSTO E LE COMMISSIONI PER LA TUTELA DELL’OSPEDALE DI GIARRE E RIPOSTO
premesso che:
- dal 4 luglio 2003 l’ospedale di Giarre attende che venga pienamente realizzato ciò che prescrive il decreto assessoriale Regione Sicilia del 27 maggio 2003, attinente la realizzazione presso la struttura di contrada Coste di 152 posti letto totali, di cui 124 per acuti, 16 di lungodegenza medica e 16 fisico-riabilitativa (allocati al presidio di Linguaglossa), oltre 8 di cardiologia e 4 di rianimazione;
- che, al momento attuale, non solo non è stato realizzato ciò che era stato imposto dal dettato normativo, ma addirittura la qualità e quantità dei servizi erogati dal nosocomio giarrese è peggiorata (vedi, da ultimo, la chiusura dei reparti di pediatria e punto nascita);
- che la situazione è particolarmente critica con riferimento alla chiusura notturna del pronto soccorso, che avviene sistematicamente dall’estate scorsa e che pregiudica gravemente i cittadini del distretto sanitario di Giarre, costringendo i mezzi di soccorso a raggiungere, evidentemente con tutte le perdite di tempo che ciò comporta, il pronto soccorso dell’Ospedale di Acireale, già di per sé oberato a causa dell’ampio bacino di utenza che copre;
- che l’inerzia degli organi competenti è perdurata e perdura fino ad oggi nonostante i ripetuti solleciti da parte delle istituzioni locali (come, di recente, nel corso di una pubblica manifestazione popolare promossa dai Sindaci del distretto socio-sanitario che si è svolta il 5/12/2008);
- che tale inerzia da parte di organi amministrativi implica, di fatto, la disapplicazione della normativa vigente e in particolare del decreto assessoriale alla sanità 27.05.03 n.10896, pubblicato nella GURS n°30 del 4 luglio 2003 ed alla relativa deliberazione di Giunta Regionale n.135 del 7.5.03, che costituisce parte integrante del detto decreto;
- che tale situazione comporta gravissimi rischi per la salute e la sicurezza sanitaria dei cittadini del distretto sanitario di Giarre, a cui la politica regionale e gli organi amministrativi preposti, senza avere il coraggio di tradurre i propri intendimenti in precisi e chiari atti normativi, anzi disapplicando e omettendo di attuare quelli esistenti, sta consegnando un deserto sanitario, rendendoli cittadini di serie B e a più alto rischio addirittura di mortalità;
per quanto premesso,
si fa appello alla Vostra Eccellenza affinché intervenga nei confronti degli organi amministrativi competenti per il preciso rispetto della normativa vigente, per la predisposizione di misure urgenti che colmino il vuoto di assistenza sanitaria in cui si sono venuti a trovare i cittadini del distretto sanitario che fa capo all’Ospedale San Giovanni e Sant’Isidoro di Giarre, per l’accertamento di eventuali illeciti di natura amministrativa o penale (salva in quest’ultimo caso la competenza dell’Autorità Giudiziaria).
Certi dell’attenzione della E.V., porgiamo ossequiosi saluti
SICILIA: CENTRO-DESTRA DIVISO, REGIONE PARALIZZATA
di Agostino Spataro
Ormai tutti lo vedono, molti esponenti della maggioranza di centro-destra lo ammettano: l’amministrazione, lo stesso governo della regione siciliana sono fermi, paralizzati dalle contraddizioni interne, dalla mancata approvazione del bilancio e dall’inapplicata riforma della dirigenza. Si gioca al rinvio per prendere tempo o per evitare di prendere atto dell’impossibilità di governare la regione in armonia e con profitto. La elefantiaca macchina della regione non riesce a smaltire nemmeno l’ordinaria amministrazione. Figurarsi i provvedimenti straordinari che sarebbero necessari per fronteggiare la crisi più generale che minaccia la Sicilia. Fermi è dire poco, giacché, in una situazione in movimento, quando gli altri corrono stare fermi significa essere sorpassati dagli eventi, essere catapultati all’indietro. Rischio che sta correndo La Sicilia, regione strutturalmente debole, che assiste, confusa e sgomenta, allo spettacolo indecente di un centro destra arrogante che ha stravinto la battaglia elettorale, ma sta perdendo la guerra contro la realtà drammatica che la crisi sta scoperchiando. C’è chi sostiene che Lombardo sia a metà del guado. Non si direbbe, visto che- a mio parere- a metà del fiume non è mai arrivato, ma è rimasto sulla riva ad annunciar riforme che i suoi alleati, e penso parte del suo stesso elettorato, non desiderano o, addirittura, apertamente ostacolano. In questo scenario, per sommi capi richiamato, il presidente della regione appare “incartato” dentro le sue riforme, solo annunciate, che si stanno rivelando un boomerang. Giacché l’annuncio di una riforma allarma e mobilita gli interessi minacciati e non quelli che se ne dovrebbero avvantaggiare. Se a tutto ciò si aggiungono i colpi bassi inferti dal governo-amico guidato da Berlusconi che stanno causando all’Isola danni peggiori di una calamità naturale e quelli, egoistici e punitivi, dagli alleati elettorali della Lega di Bossi, (ultimo il provvedimento sui prezzi dell’energia) il quadro delle difficoltà diventa davvero grave e soprattutto difficile da spiegare ai cittadini. Poiché il Mpa dovrebbe quantomeno ammettere di avere sbagliato alleanze e, quindi, denunciare gli accordi sottoscritti. I suoi alleati, infatti, stanno lavorando di fino per stringere all’angolo Lombardo, condannandolo all’immobilismo e lasciandolo friggere in un crogiuolo di contraddizioni irrisolte che, con la crisi, stanno esplodendo all’interno di una coalizione divisa ed ostile verso qualsiasi misura di risanamento. Comportamenti, per altro, prevedibili, poiché il cambiamento non lo possono realizzare gli stessi partiti, e personaggi, che portano le responsabilità politiche e morali del dissesto che si vuole risanare. Insomma, in Sicilia si è venuta a creare una condizione delicata, imbarazzante per il centro-destra che evidenzia una divaricazione programmatica e un’esasperata concorrenzialità sul terreno elettorale. Una sorta di “guerra civile” fra alleati per la rimodulazione e il controllo del sistema di potere dominante alla regione, in vista d’importanti scadenze politiche, a cominciare dalle elezioni europee di giugno. E’ superfluo ricordare che a fare le spese di tale blocco sono i siciliani; soprattutto i lavoratori, i ceti sociali meno protetti, marginali ed anche gli imprenditori piccoli e medi che temono la paralisi della regione più dei possibili effetti della crisi generale dell’economia italiana e internazionale. Per Lombardo e per il suo recalcitrante governo è arrivato il momento della verità. Devono decidersi su quali passi compiere. La scelta peggiore sarebbe quella di continuare a marcire nella paralisi. Il presidente della regione dovrebbe imprimere una svolta alla sua azione, sia sul terreno dei rapporti politici e parlamentari sia, soprattutto, sul terreno dell’azione di governo che- secondo vari osservatori- lascia molto a desiderare. Anche perché c’è un’eccessiva propensione di Lombardo a privilegiare il ruolo di leader di un piccolo partito- movimento a scapito di quello di governatore di una delle regioni più grandi e complicate d’Italia. Fra i due ruoli non c’è un giusto equilibrio. Perciò, è opportuno ricordare che egli è stato eletto per amministrare la regione non per usarla per costruire il suo “partito del sud”. Guardando al panorama nazionale, non si notano altri governatori caratterizzati da cotanto attivismo politico. Anche questo- credo- è un problema importante che non aiuta a dispiegare una linea di governo adeguata alla gravità della crisi e a dirimere le difficoltà all’interno della sua scomposta coalizione. Ovviamente, il discorso riguarda anche l’opposizione la quale non può ritenersi appagata da qualche contentino o da qualche frase a (scarso) effetto, come le famose “geometrie variabili”.In questo frangente decisivo, il Pd dovrebbe saper elaborare e dispiegare un progetto programmatico e di lotta sociale, coinvolgendo tutte le forze disponibili, per rimettere la Sicilia in movimento, al centro del confronto politico e parlamentare.
Agostino Spataro
* Pubblicato, con altro titolo, su La Repubblica del 17 gennaio 2009.
Gestione rifiuti: un'Idra dalle ventisette teste
* Pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica” del 14 gennaio 2009di Agostino Spataro
I siciliani sono costretti a pagare le tariffe più elevate in cambio di una rete di servizi che è fra le più scadenti d’Italia. Una situazione dovuta al malgoverno e all’ irresponsabilità politica di chi amministra nell’assenza di controlli. Emblema di questo, il settore della raccolta e dello smaltimento dell’immondizia Sembra che sui siciliani si sia abbattuta una sorta di maledizione: costretti a pagare le tariffe più elevate in cambio di servizi fra i più scadenti d’Italia. In realtà, la maledizione non c’entra nulla. C’entrano, e molto, il malgoverno, la cattiva amministrazione, l’irresponsabilità politica e l’assenza di adeguati controlli. Ossia un complesso di fattori che ha generato un sistema “impazzito” che divora enormi risorse finanziarie, pubbliche e private, e produce sprechi, debiti e favoritismi. La situazione siciliana sta andando alla deriva, fuori d’ogni controllo politico e amministrativo. La conferma viene dalle tante statistiche, ma ogni cittadino può constatarlo da se, nella vita quotidiana: nei campi della sanità, dei trasporti, nella pubblica amministrazione, nella gestione del mercato del lavoro, in gran parte al nero, dei servizi. Un esempio? La disastrosa gestione (tranne rarissime eccezioni) dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, affidati ad una pletora di 27 A.T.O, acronimo beffardo che sta per Ambito territoriale ottimale. Nonostante le leggi e i decreti emanati dal presidente Lombardo, le circolari dell’Agenzia regionale competente che impongono una riduzione nel numero e una riorganizzazione giuridica e funzionale, gli Ato erano ventisette e tanti sono restati. E continuano ad accumulare debiti, a bruciare risorse pubbliche e/o prelevate direttamente dalle tasche dei cittadini attraverso tassazioni e tariffazioni fra le più alte del Paese. In Sicilia si paga la tariffa più alta per famiglia Dall’Osservatorio prezzi e tariffe 2008 di Cittadinanza attiva, si rileva che, nel 2007, in Sicilia si è pagata la tariffa più elevata per famiglia tipo (tre persone e un’abitazione di 100 mq): precisamente 280 euri l’anno (con un incremento del 7,7% rispetto al 2006), contro una tariffa media nazionale di 217 euro. Dopo la Sicilia segue la Campania (262), la ricca Lombardia (184); ultimo è il Molise con 117 euri. Fra le prime 10 città per spesa annua più elevata, sei sono localizzate nel meridione, delle quali tre siciliane: Siracusa al 1° posto (con 400 euri), Agrigento al 3° (con 367 ), Catania al 4° (con 365 ). Palermo è al 16° posto con 261. Ci sono città, anche del mezzogiorno, con una spesa molto più ridotta di quelle sopra citate: Reggio Calabria (95 euri), Brescia (123 ) Cremona (127). Perché queste forti disparità di spesa? Sarebbe il caso che gli enti gestori e le graziose autorità siciliane lo spiegassero ai contribuenti siciliani. Sappiamo, da tempo, che una delle cause principali sta negli sprechi prodotti dall’elefantiaca organizzazione territoriale articolata in 27 Ato, invece che 9, ossia uno per provincia come nel resto d’Italia. Come il solito, è stata usata l’Autonomia per dar vita ad una “nuova idra dalle 27 teste” che brucia risorse e produce un carente servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con un’incidenza infima della raccolta differenziata e dei processi di riciclo. Di chi le responsabilità? Precisamente, nessuno lo sa. Anche se è certo che la mostruosa creatura è stata generata nel periodo a cavallo fra le presidenze del ds Angelo Capodicasa e dell’udc Totò Cuffaro. In una fase, cioè, molto turbolenta ed opaca della politica siciliana, vissuta, pericolosamente fra ribaltoni e contro-ribaltoni, all’insegna del trasformismo più deteriore e di temerarie acrobazie politiche. Un inciucio nel quale era difficile distinguere il confine fra politica e affarismo e quindi le responsabilità in ordine ai diversi provvedimenti adottati dai governi. Ridurre a sei gli Ato – rifiuti Comunque sia, sperando che un bel dì sapremo, il problema attuale è quello di rimediare al danno procurato ai siciliani mediante la riduzione del numero degli Ato-carrozzoni. Facile a dirsi, ma difficilissimo a farsi! A questa ipotesi s’oppongono, infatti, tre quarti delle forze di maggioranza e, sottobanco, taluni settori dell’opposizione. Grosso modo lo stesso fronte delle forze che osteggiano il piano di rientro e di riorganizzazione della sanità siciliana. Com’è noto, il nuovo presidente della regione, Lombardo, anche in aderenza con un pronunciamento dell’Assemblea regionale, ha decretato la riduzione degli Ato da 27 a 14 e di trasformarli in autorità d’ambito, una specie di consorzi fra comuni. Certamente, un passo nella giusta direzione. Ma non basta. In altre realtà regionali si sta procedendo ad accorpamenti interprovinciali per migliorare il servizio e realizzare economie di scala, a tutto vantaggio dei cittadini. Cito fra i tanti, l’esempio della Toscana dove si è passati da 10 a 3 Ato interprovinciali, già operativi, con risultati davvero notevoli in termini di tariffe e di ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie. In Sicilia ne basterebbero sei: uno per ciascuna grande provincia (Palermo, Catania e Messina) e tre interprovinciali per accorpare Siracusa con Ragusa, Caltanissetta con Enna, Agrigento con Trapani. Chi o che cosa impedisce di fare una riforma del genere in Sicilia? Bisogna agire e subito. Prima che arrivino le nuove tariffe che s’annunciano come vere stangate per i cittadini, soprattutto dei medi e dei piccoli comuni siciliani. Penalizzati i cittadini dei piccoli e medi comuni Ho sotto gli occhi le previsioni di spesa, per gli anni 2008 e 2009, che l’Ato Gesa Agrigento 2 ha comunicato al sindaco del mio paese, Joppolo Giacaxio, un borgo di 1200 abitanti, di cui il 60% pensionati al minimo, per il quale si calcola un costo medio annuo pro-capite di 363,92 euro, contro i 125, 38 della vicina Raffadali. Le malelingue dicono che Joppolo è penalizzato perché paese di residenza dell’on. Capodicasa, ex presidente della regione, mentre Raffadali è favorita per essere il paese del suo successore, on. Cuffaro. Chiacchiere da bar, naturalmente. Anche se resta lo sconcerto, l’incredulità direi, per una stima dei costi così elevata che se non dovesse essere corretta potrebbe comportare un aumento per tre o per quattro degli importi delle nuove bollette. Il caso qui citato non è l’unico, ma uno dei tanti provocati da un sistema perverso che genera disservizi e odiose differenze di costi fra comuni dello stesso “ambito”. Insomma, per Joppolo il passaggio all’Ato non è stato, certo, un ottimo affare poiché ha comportato un incremento vertiginoso della spesa comunale: da circa 60.000 euro del 2003 agli attuali (preventivati) 451.000 euro. Ossia 7,5 volte in più in cinque anni. Assolutamente incomprensibile, visto che nel quinquennio è calata la produzione dei rifiuti perché è calata la popolazione a causa dell’emigrazione e del saldo demografico negativo. Viene da chiedersi: se questo è “l’ottimo” cosa sarà il pessimo?
Agostino Spataro
Nobile Iniziativa
di Francesco Belli
Nota Stampa: "Raccontare la Scienza"
NOTA STAMPA
PROSEGUONO GLI APPUNTAMENTO DEL CICLO “RACCONTARE LA SCIENZA”
Secondo appuntamento con il ciclo di incontri “Raccontare la Scienza” promosso dal prof. Salvatore Santoro e organizzato dai Comuni di Riposto e Giarre. Domani, venerdì 16, alle ore 18, nel Palazzo Comunale di via Archimede a Riposto, incontro dal titolo: “Le specie degli organismi viventi: immutabili o dinamiche”? Relatore sarà il prof. Salvatore Arcidiacono, già ordinario di Scienze nei Licei.
Si tratta di un primo ciclo di conferenze divulgative (sei in tutto) dedicate alla Scienza, presentato a Riposto il 12 dicembre scorso e fino al 15 maggio prossimo coinvolgerà i due Comuni jonici. Temi come il clima, il mondo delle piante, la biologia, saranno al centro di questo programma culturale.
Il programma prevede ancora quattro incontri :
- Venerdì 13 febbraio 2009 alle ore 18 al Palazzo della Cultura in piazza Macherione a Giarre: “Ghiacci nel sistema solare”. Relatore il prof. Giovanni Strazzulla, direttore dell’Osservatorio Astrofisico Inaf di Catania.
- Venerdì 13 marzo 2009 alle ore 18, al Palazzo Comunale di via Archimede a Riposto: “Dalle cellule staminali alla manipolazione genetica”. Relatore il dott. Giuseppe Longo, assist. prof. “Robert Wood Johnson Med. School” Cancer Istitute of New Jersey (USA)
- Venerdì 17 aprile 2009 alle ore 18 al Palazzo della Cultura in piazza Macherione a Giarre: “Cambiamente climatici e il loro impatto sulle piante”. Relatore il prof. Pietro Pavone, direttore del Dipartimento di Botanica dell’Università di Catania.
- Venerdì 15 maggio 2009 alle ore 18 al Palazzo Comunale di via Archimede a Riposto: “Nuove prospettive della cosmologia e L.H.C. di Ginevra” interverrà il prof. Rosario Zappalà, docente di Astrofisica Nucleare all’Università di Catania.
15.01.09
US

Giarre Riposto Blog
Salviamo l'Ospedale di Giarre
Spazio Pubblico