di Agostino Spataro
In questa agitata vigilia elettorale, nelle forze politiche siciliane si nota un gran fermento per acchiappare il candidato più carico di voti. Chiunque esso sia e senza badare alla provenienza. Voti e preferenze, idee e programmi non sembrano interessare. Nulla di nuovo sotto il sole, ma dai nomi circolanti sembra che potranno essere premiati finanche alcuni transfughi più o meno illustri passati, disinvoltamente, da un partito all’altro. Si continua, cioè, ad alimentare un fenomeno indegno che, da tempo, alligna un po’ dovunque in Sicilia, anche se, di recente, i segnali più preoccupanti giungono dal catanese dove è in corso una lotta al coltello per accaparrarsi consiglieri e candidati più quotati. La guerra è fra partiti alleati del centro-destra, ma a farne le maggiori spese potrebbero essere le forze d’opposizione che a Catania sembrano orfani di padre e di madre. Il fenomeno non è solo siciliano, tuttavia qui è divenuto talmente frequente da essere considerato normale ossia ascrivibile nella norma non scritta di questa “partitocrazia senza partiti”, capeggiata da leader nani, politicamente s’intende. La direzione principale del flusso va dai partiti d’opposizione verso quelli di governo (raramente all’incontrario), ma da quando è iniziata la campagna acquisti del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo molti passaggi si registrano anche fra partiti del centro destra. E così leggiamo, soprattutto nelle cronache locali, di trasferimenti inattesi di questo o di quel consigliere comunale, provinciale, sindaco e talvolta perfino deputato regionale, europeo. Mai una censura. Anzi, seguono le rituali dichiarazioni del tal capo-partito o di corrente che, invece di vergognarsi un pochino, accoglie il transfuga con “soddisfazione” ed animo lieto. Come dire: un mix di cattiva politica e belle maniere. La questione non è solo morale o moralistica come qualcuno lamenta, ma eminentemente politica, poiché questi “transfert” comportano un pesante colpo all’immagine già fiacca dell’attuale ceto politico e un grave costo materiale per le istituzioni e per la società. Infatti, da questo malcostume si originano i tanti guasti della pubblica amministrazione, gli sprechi e gli abusi nella gestione della spesa pubblica. Oltre al danno materiale c’è da valutare quello, incommensurabile, provocato dall’inganno, e quindi dalla sfiducia, degli elettori che li hanno votati sotto un determinato simbolo per poi vederli schierati in una formazione avversaria. Ogni “passaggio” è una mortificazione della scelta democratica dei cittadini e della delega fiduciaria che col voto si esprime. Basterebbe questo vulnus per metterli alla gogna. Invece… ponti d’oro a chi decide di saltare, una o più volte, il fosso che separa la coerenza politica dalla convenienza personale. Questi voltafaccia non possono essere giustificati con crisi d’identità politica o con folgorazioni di carattere ideale o sentimentale. Si tratta di scambio, per mera utilità reciproca: pacchetti di voti in cambio di posti e di poltrone più comode di quelle che offre l’opposizione. Per salvare la “politica”, i partiti dovrebbero scoraggiare i transfughi di ogni risma e colore e non premiarli con incarichi prestigiosi come potrebbe accadere nelle prossime elezioni europee. Tutto ciò è sconcio, ma lo è altrettanto il fatto che tutti, dal Presidente del consiglio dei ministri a quello della Regione, dai sindaci d’importanti città ad assessori regionali, a parlamentari, a ministri, saranno candidati in questa consultazione-plebiscito. Per mettere davvero fine a tali sconcezze bisognerebbe varare norme rigorose che comportino l’ineleggibilità (impossibilità di candidatura) per coloro che occupano incarichi parlamentari e di governo, anche locale, e che vincolino gli eletti al partito nel quale sono stati eletti, pena la decadenza. Certo, bisogna tutelare la libertà dell’eletto nell’esercizio del mandato, ma non fino al punto di mortificare il diritto preminente dei cittadini alla rappresentanza che è la sostanza della sovranità popolare. Insomma, per far cessare questo indecoroso andirivieni bisognerebbe dotare il cd “palazzo” della politica (che, per intenderci, non è la sede del potere vero che ordina e decide) di una porta fissa che apre e chiude e non- come oggi sembra- di una porta girevole che consente d’entrare ed uscire a piacimento. Una porta solida e stretta perché – come scrive André Gide- più stretta è la porta più virtuosa è la famiglia che abita la casa. Fuor di metafora, un partito serio non è un taxi e nemmeno un albergo ad ore. Chi vi aderisce, e soprattutto chi lo rappresenta, deve farsi carico dell’onere della responsabilità, della fatica e del rischio del confronto e della gestione corretta delle istituzioni, senza guardare agli interessi personali, familiari e/o di cordata. Solo così la politica si potrà riappropriare del primato che le è stato sottratto da forze potenti extra-istituzionali.
* pubblicato, con altro titolo, su “La Repubblica/Pa” del 16 aprile 2009.

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…appoggio pienamente il tuo pensiero… non esistono più lader, ne partiti. Da un lato c’èun uomo che fa confusione, dall’altro solo confusione!!! Io personalmente non mi sento rappresentato, non è qualunquismo, credimi! Cerco voci fuori dal coro, ma più le cerco e più mi accorgo di star cercando l’acqua nel deserto. Noi paghiamo gli errori dei nostri genitori che ci hanno fatto credere al rispetto delle regole e del prossimo, mentre il mondo traghettava palesemente verso l’ignoto… e oltre.
Quanto ci manca a noi Catanesi La Repubblica di Catania…Mi riferisco all’edizione catanese ovviamente.
Per fare una legge elettorale seria serve una classe dirigente “illuminata” o quantomeno onesta,questi sono in malafede e invece di avvicinare i cittadini alla politica li allontanano per perpetuare il loro potere indisturbatamente,cooptando e comprando a destra e manca.L’augurio che il castello di carta crolli presto,ma la vedo dura.
DEVO AMARAMENTE AMMETTERE ,CHE CORRISPONDE A VERITA’QUELLO CHE TU AFFERMI CARO MARIO . HO SOSTENTUTO E RIBADISCO CHE VOI FIGLI STIATE SCONTANDO I NOSTRI ERRORI FORSE PIU’ DEL DOVUTO , MA IO CREDEVO E CREDO NELLE MIE IDEE . OGGI CONSAPEVOLMENTE MI ACCORGO CHE PROBALBIMENTE SONO UN FESSO POLITICAMENTE PARLANDO , MA NE SONO FIERO PERCHE’SONO CONVINTO CHE , ANCHE SE NON NELL’IMMEDIATO UN MONDO MIGLIORE CI POSSA ESSERE E CHE SICURAMENTE ANCORA QUALCHE PERSONA ONESTA ESISTA , IL FATTO CHE NOI IN QUESTO BLOG NE PARLIAMO LO DIMOSTRA …. NON MOLLIAMO NON FACCIAMO SI CHE ” IL BANTITISMO POLITICO ” CONTINUI A TRAVOLGERCI ….CIAO
Bene sperare in un mondo migliore(chi di speranza vive disperato muore).Sono convinto che qualke persona onesta esista(oltre lei),esiste però anke l’utopia.
Togliamoci le fette di prosciutto dagli okki e guardiamo in faccia la realtà senza illuderci.
Capisco il disagio e posso anche comprenderLa Tonino , ma così è troppo semplice ed anche un pochino retorico ; non le pare ? Comunque è già positivo che già si dibatta sull’argomento .
Saluti
P.s. Non vorrei essere frainteso , quando sopra scrivevo di ” qualche persona onesta ” non intendevo dire che IO sono la sola persona onesta , per carità !!Intendevo che ancora esistono delle persone che guardano il mondo oltre gli interessi mirati e che si battono per il pieno rispetto delle regole con coerenza e lealtà . Che questi siano pochi o tanti è relativo a questo punto ma è importante che siano presenti .
Spataro analizza la realtà politica del nostro paese mettendo in luce non solo le contraddizioni ma sopratutto il malcostume che vi regna.
Tale realtà si è accentuata maggiormente nella cosidetta seconda repubblica,velocemente il declino della politica e del far politica si è ridotto semplicemente ad accaparrarsi i consensi solo ed esclusivamente per esserci, ricoprire ruoli,apparire,illudere e mortificare tutti coloro che pensano ragionano ed esprimono idee.
Oggi il livello della politica ha toccato il fondo,andando avanti si andrà sempre più giù fino a scavare un buco profondo senza uscita,la verità è che tutti si improvvisano a far politica senza avere minimamente chiaro ciò che essa rappresenta,anzi parecchi pensano che la politica sia equiparata ad una discussione da bar.
Nutro dentro il senso di voler ribaltare tutto ciò,ma da solo diventa un proposito con me stesso privo di risultati concreti,allora penso che bisogna scuotere la gente,ma ciò è stato fatto da decenni a questa parte da partiti,movimenti ecc ecc,ma i risultati sono stati scarsi ed allora viene spesso meno pure la voglia di credere che si possa cambiare.
E’ necessario che vi sia l’aggregazione di persone in grado di spendersi per il bene comune e per la collettività,ciò rappresenta forse un miraggio ma credo che insieme a tanti altri liberi di pensiero e di padroni potrà esserci un cambiamento lento ma efficace.
Il coraggio sta nel rivoluzionare e ribaltare il sistema,partendo dal basso e moralizzando la società in tutti i suoi strati.
Vi è la necessità di incominciare e forse dovremmo partire dalla famiglia e dalla scuola che rappresentano la base su cui lavorare per iniziare a concepire la società e la politica in modo diverso.Ma mi sorge un dubbio saremo ascoltati,compresi e seguiti dai cittadini in questi propositi o forse no?non so dare risposta chissà, forse, alla fine tutti si accontentano di questo sistema e a noi lasciano la testimonianza della denuncia verbale mentre loro fanno il concreto fregandosene di tutto e di tutti.
BRAVO KEY !PIENAMENTE D’ACCORDO HAI CENTRATO PERFETTAMENTE IL PROBLEMA .