La questione meridionale

di Key

le-due-siciliePrendo spunto dall’articolo pubblicato sul quotidiano “LA SICILIA” del 17-04-2009, a pagina 37, dal titolo verso le elezioni europee “La Lega da sola con candidati siciliani. Rottura con l’MPA, partito clientelare”. Nessuno può negare che, dalla lontana data dell’Unità d’Italia, il nostro paese conservi due volti distinti, il Nord e il Sud, diversi fra loro per fisionomia, per travaglio storico, per risorse naturali, per strutture economiche, per cultura, per indole e costumi. Da secoli Nord e Sud si guardano negli occhi con malizia, con speranza, con rassegnazione e, talvolta, persino con livore. Però si sa che il progresso economico di una data Regione o popolazione non avviene mai naturalmente, ma si lega alla volontà politica dei governanti, alla solidarietà e comprensione dell’intera nazione. Purtroppo, fino ad oggi, gli interventi politici a favore del Sud non sembrano essere stati troppo efficaci, e l’industria del Nord lo ha considerato soltando come un inesauribile serbatoio di mano d’opera a buon mercato. Eppure il problema meridionale fu e resta la chiave dello sviluppo civile ed economico dell’Isola. Per questo accanto ai politici,a gli economisti e ai sindacalisti, spetta anche al cittadino conoscere la realtà della nostra terra e adoperarsi per rimuovere gli ostacoli, che impediscono profonde trasformazioni socio-economiche, indispensabili ormai per la gente che vive e opera nel Sud. Il siciliano, oppresso da millenni e sempre esposto agli arbitrii del dominatore di turno, aspirando alla giustizia e deciso a ribellarsi agli abusi, operava come mafioso, cozzando contro le norme dei codici penali in vigore. Mafioso, quindi, nell’Isola non significava malandrino o fuorilegge, ma piuttosto il siciliano, dotato di corraggio e d’intraprendenza, pronto a vendicare i torti subiti, galantuomo con i galantuomini, nemico dei prepotenti e delle spie. Purtroppo, ai giorni nostri, la parola “mafia” ha assunto significati diversi e ben più terribili; quasi quotidianamente la cronaca registra misfatti e delitti di chiaro stampo mafioso, finalizzati alle speculazioni, compiute spesso sotto la protezione di funzionari dello stato e personaggi della politica. La mafia è una tragica realtà della nostra repubblica; al suo interno essa si avvale di una rigida e contorta struttura che muta simbioticamente ai cambiamenti della società diventandone parte integrante. Se la mafia è potente, non è invincibile; occorre, però, che la società meridionale rifiuti il costume mafioso, il profitto personale, l’imbroglio, l’omertà, e favorisca, con scelte coraggiose, il progressivo sviluppo socio-economico del sud, restituendo alla gente della Sicilia fiducia e concrete speranze.