Giovanni Pennisi: “…le regole sono regole, ovviamente quando conviene!”

 

di Giovanni Pennisi

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Con la presente vorrei rendere nota una situazione molto incresciosa che si è determinata all’interno della locale sezione del Partito Democratico alla quale sono stato fino ad ora iscritto. Sin dal lontano 1997 sono stato iscritto alla sezione del movimento dei Democratici di Sinistra di Riposto (CT). L’anno successivo ho partecipato alle elezioni amministrative come candidato al Consiglio comunale in una lista civica di sinistra (capeggiata dall’avv. Carmelo D’Urso, che era anche candidato Sindaco, poi eletto) e nella quale sono stato eletto. Alle elezioni amministrative del 2003 ho sostenuto un giovane candidato al Consiglio comunale della stessa lista civica di sinistra (collegata al candidato Sindaco avv. Carmelo D’Urso, poi rieletto) e che è risultato il primo dei non eletti. Dalla sua costituzione sono stato iscritto al Partito Democratico e ho attivamente partecipato alle primarie in cui è stato eletto il Segretario Walter Veltroni. Nell’anno 2008 ho partecipato alle elezioni amministrative come candidato al Consiglio comunale nella stessa lista civica delle precedenti competizioni, capeggiata dall’ex Sindaco avv. Carmelo D’Urso (collegata al candidato Sindaco dott. Carmelo Spitaleri, poi eletto) e nella quale sono stato eletto. In tutte e tre le competizioni elettorali amministrative non sono state presenti, per una precisa scelta della locale sezione dei DS prima e del PD dopo e dei relativi candidati Sindaci, poi ogni volta eletti, nè liste dei Democratici di Sinistra, nè del Partito Democratico. Dopo l’insediamento del Consiglio comunale eletto due anni fa, l’avv. Carmelo D’Urso ha sciolto la lista civica che aveva capeggiato ed in cui era stato eletto, e della quale io stesso facevo parte. Dopo di che mi sono adoperato affinché in Consiglio comunale potesse costituirsi un Gruppo consiliare del PD che raccogliesse i consiglieri iscritti al Partito, poiché ritenevo giusto che ci dovesse essere una rappresentanza politica riconoscibile che desse identità all’azione, nell’istituzione locale, del partito stesso. Ero convinto, naturalmente, che all’interno di tale raggruppamento l’azione dei singoli consiglieri si potesse ispirare ad una relativa autonomia e svolgersi con efficacia, ferma restando l’unità di intenti del Gruppo stesso, da non intendersi come “ferrea” disciplina di gruppo, e che quindi lo stile di vita del nuovo soggetto potesse essere autenticamente “democratico”, cioè in linea con la natura del Partito di riferimento.

Debbo dire, con grande rammarico, che tutto ciò non è avvenuto, e che piuttosto, dopo una iniziale insofferente tolleranza nei confronti delle mie iniziative, volte esclusivamente alla tutela degli interessi collettivi e alla segnalazione di disfunzioni amministrative e/o di comportamenti amministrativi inadeguati, sempre più ha avuto luogo nei miei confronti una pressante azione da parte del capogruppo, affinché io mi “raccordassi”, per così dire, preventivamente con il gruppo prima di assumere qualsiasi iniziativa o posizione. Ora è evidente che una cosa è il naturale raccordo con il Gruppo nella sua interezza ed altra è una sorta di “censura preventiva” alle azioni di un consigliere, avente come scopo la “normalizzazione” del suo ruolo. Mi è sembrato di scorgere, in realtà, un grande disagio da parte del capogruppo nei confronti del libero e doveroso esercizio di rappresentanza che, invece, per un iscritto al Partito Democratico dovrebbe essere la regola. Confidavo, comunque, non proprio in un sostegno, ma quanto meno in una disponibilità all’ascolto da parte dei dirigenti della sezione del Partito; ma debbo dire che questa attenzione non c’è stata. Ho anche chiesto un incontro personale, ma ufficiale e chiarificatore, all’avv. Carmelo D’Urso, che al di la del fatto che non ricopra formalmente cariche istituzionali o politiche, io ho continuato a considerare leader indiscusso della coalizione di centrosinistra; ma anche su questo fronte non ho riscontrato alcuna attenzione.
A questo punto ho cominciato a rendermi conto che la mia posizione era appena mal sopportata all’ interno del gruppo consiliare del PD che, evidentemente, era giunto ad influenzare anche gli organismi dirigenti della sezione. Tutto ciò mi è apparso ovviamente sempre meno “democratico”, così come sempre meno significativa mi appariva la mia appartenenza al Gruppo consiliare che pure avevo contribuito a costituire. E così ho progressivamente maturato, con difficoltà e sofferenza, la decisione di lasciare il gruppo del PD visto che, paradossalmente, farne parte comportava una sempre maggiore limitazione nell’attività e nell’impegno consiliari. Ciò è effettivamente avvenuto nella seduta consiliare del 04 febbraio u.s. attraverso la lettura di una breve dichiarazione, nella quale ho tenuto a confermare, comunque, “la mia convinta militanza all’interno del Partito Democratico”, e “a precisare che nessuna motivazione personale” aveva “influito su tale scelta”. II caso ha voluto che nella stessa seduta avesse luogo la costituzione di un nuovo Gruppo consiliare indipendente, denominato “Centro Democratico Riformista”, nato dalla convergenza di quattro consiglieri di maggioranza attorno ad un documento programmatico il cui perno fondamentale era costituito dal riferimento all’intera tradizione riformista italiana “a partire dal riformismo socialista, a quello cattolico-popolare fino al liberaldemocratico”, e che ha suscitato l’interesse e l’attenzione dell’intero Consiglio. Non posso nascondere che tale evento ha destato anche in me interesse e attenzione, ma ho proseguito la mia fase di riflessione conservando in Consiglio una posizione isolata. Le sempre maggiori difficoltà nel dialogo all’interno della maggioranza consiliare mi hanno indotto, però, nelle settimane successive, a prendere seriamente in considerazione l’eventualità di un raccordo e di un confronto proficuo con i componenti del nuovo gruppo, che ho visto impegnati sempre più nella stessa direzione di rinnovamento e di partecipazione verso la quale avevo cercato di svolgere il mio ruolo. Così, “dopo una ulteriore riflessione sulle condizioni in cui ci si trova ad operare nel nostro contesto politico-amministrativo”, “nel riconfermare la mia convinta militanza nel Partito Democratico, sono giunto alla decisione di aderire al Gruppo consiliare indipendente Centro Democratico Riformista”, ciò sulla base del fatto che “la matrice autenticamente riformista, alla quale fortemente si richiamano, pur nella diversità di estrazione, i componenti del Gruppo, costituisce per me la massima garanzia di agibilità politico-amministrativa e corrisponde appieno all’impegno derivante dall’ appartenenza al Partito Democratico, nato proprio per rappresentare interamente la tradizione delle forze riformiste del nostro Paese”.
Con queste parole ho comunicato al Presidente del Consiglio comunale e motivato la mia confluenza nel nuovo Gruppo consiliare, ritenendo appunto tale scelta pienamente compatibile, anzi in sintonia con la mia militanza nel PD. Ora, tutto ciò, invece, alla luce di una “attenta” e “scrupolosa” lettura dello Statuto del PD da parte degli zelanti dirigenti della locale sezione, diventa addirittura un insormontabile ostacolo sulla strada del rinnovo da parte mia della tessera del Partito.
Attenzione, scrupolo e zelo, quelli citati, che verrebbe voglia di consigliare agli inflessibili dirigenti locali del PD nell’esame di ben altre questioni di superiore interesse e veramente delicate nell’amministrazione della cosa pubblica a Riposto, riguardo alle quali, invece si ritiene opportuno non vedere, non sentire e …. non parlare. Ma tant’è, …la forma e forma e le regole … sono regole; … ovviamente quando conviene; dimenticando, in proposito, la lezione del comune maestro avv. Carmelo D’Urso che ha sempre sapientemente distinto fra legittimità formale e legittimità sostanziale, propendendo, ovviamente per la seconda. Ma gli occhiuti dirigenti locali del PD possono anche non tenere conto che alla competizione elettorale del 2008, per una precisa scelta, la lista del Partito non era presente e che di conseguenza nessun gruppo consiliare di riferimento si è costituito in Consiglio dopo l’insediamento. Sempre gli stessi guardiani dello Statuto possono anche ignorare che senza il mio personale impegno il Gruppo del PD probabilmente non sarebbe nato; dato che per loro conta solo il fatto che la “disciplina” non è stata rispettata e che lo Statuto deve essere applicato alla lettera.
Tempi duri per chi crede nella democrazia effettiva, mentre intorno crescono conflitti di interessi, interessi e “censure preventive” che servono a tutelarli, con buona pace di tutti coloro che continuano a proclamare i principi, non accorgendosi o fingendo di non accorgersi che la realtà amministrativa del nostro Comune li smentisce clamorosamente ogni giorno, e fra questi temo fortemente ci siano i più “rigorosi” fra i dirigenti della sezione del PD di Riposto.

Giovanni Pennisi
Consigliere Comunale di Riposto