Avete presente quei film il cui epilogo lo si intuisce fin dalle prime scene? Ecco, la via Piersanti Mattarella di Riposto, pur non essendo un cinema, è divenuta il teatro ove si rappresentano spettacoli, ogni volta, sempre più drammatici. È inutile parlare della rotatoria non prioritaria (!) di cui all’articolo seguente, e forse è superfluo pure osservare che, a seguito del senso unico instituito da qualche settimana in via M. Carbonaro, l’affluenza delle autovetture in transito nell’incrocio sia vertiginosamente aumentato, così come la percentuale di probabilità degli incidenti. Quello di oggi – il secondo in meno di dieci giorni – può esserne la prova concreta?
IL COMANDANTE GENERALE ACHILLE IN VISITA ISTITUZIONALE ALLA COMPAGNIA DI RIPOSTO HA INCONTRATO ANCHE IL PRIMO CITTADINO RIPOSTESE
Stamani visita istituzionale del Comandante regionale della Guardia di Finanza, Generale di Divisione, Domenico Achille. Il Generale, in visita al Comando della GdF locale, ha incontrato anche il sindaco di Riposto Carmelo Spitaleri.
Con lui il comandante della compagnia della GdF di Riposto Sergio Cerra assieme con il luogotenente Silvestro Del Popolo, comandante della sezione operativa della compagnia di Riposto.
Il Generale Achille ha sottolineato il prezioso lavoro della compagnia locale ripostese, una compagnia premiata, lo scorso anno, – ha ribadito – in occasione della festa del corpo, per l’elevato rendimento del servizio prestato.
«Un impegno che ha dato frutti immediati e importanti – ha sottolineato il primo cittadino Carmelo Spitaleri – basti vedere i primi, concreti, interventi a contrasto del fenomeno estorsione e usura di pochi mesi fa. A questi si aggiungono altri interventi volti a contrastare episodi di abusivismo e atti a danno dell’ambiente. Il lavoro certosino della GdF di Riposto è stato e resta prezioso».
Non c’è che dire. Da noi è diventato un piccolo far west: rapine che per poco non si trasformano in tragedie, gente che muore folgorata mentre sta rubando il rame, macchine rubate e mai più ritrovate, oppure bruciate, oppure misteriosamente ricomparse. Una situazione non bella insomma che fa di Giarre e Riposto tutt’altro che una piccola isola felice. In questa situazione, se uno di “loro” muore, forse in qualcuno di “noi” si genera una sottile soddisfazione. Se l’è cercata e ha trovato ciò che si meritava. Se si fosse trattato di un operaio morto mentre svolgeva il proprio lavoro, la sensazione sarebbe stata molto diversa e la partecipazione emotiva assai maggiore. Ma è uno morto mentre rubava e della cosa ci interessa poco e niente. Eppure la morte rende tutti uguali. Prima si era degli onesti padri di famiglia oppure dei ladri. Ora si è tutti morti. Comunque… è un discorso solo teorico. Non voglio fare nessun moralismo poiché non ne ho titolo non essendo migliore di nessuno, tanto meno sotto questo aspetto. Quello che vorrei fare con questa nota è cercare il dibattito e la generazione di idee su una possibile politica della sicurezza e della legalità nelle nostre città, che possa partire, visto che le nostre amministrazioni pubbliche sembrano rimuovere il problema (forse perché non sanno che pesci pigliare) dai cittadini. Tanto per aprire il dibattito vorrei dire che non condivido questa farisaica distinzione che si fa tra “noi” e “loro”. Alcuni di noi delinquono. Che fare? Ecco il primo punto. E poi il secondo: personalmente sono abbastanza di destra per quanto riguarda la repressione e molto di sinistra per quanto la prevenzione. Una rigorosa applicazione delle leggi penali senza una seria politica di reinclusione sociale di determinati ceti, aumenta solo la popolazione carceraria ma non fa diminuire i delitti. Questo doppio binario può essere seguito anche a livello locale? Un commissariato di p.s. a Giarre aiuterebbe? Uno sviluppo dell’economia locale tale da ridurre la disoccupazione e la povertà, distoglierebbe qualcuno dal rubare, per esempio, macchine e cavi di rame? Che ruolo potrebbero giocare il volontariato e le associazioni in quest’ottica? E ancora: possiamo essere così ipocriti da pensare che da noi non esista la criminalità c.d. dei colletti bianchi? E sappiamo che esistono anche i comportamenti penalmente rilevanti della gente comune: per esempio gli abusi edilizi e le discariche abusive di rifiuti o di materiale di risulta, che andrebbero repressi con rigore come gli altri, soprattutto attraverso l’eliminazione a cura e spese del contravventore, ma anche prevenuti con la diffusione di informazioni, esempi e modelli positivi, per far capire che la legalità oltre che doverosa, è anche conveniente. Una maggiore cultura della legalità, attraverso l’abbandono di comportamenti non delinquenziali, comunque illegali (penso al codice della strada, per esempio), potrebbe nel lungo periodo contribuire a migliorare la situazione? E basta. Spero che qualcuno abbia voglia di parlarne…
Per non fare una rotonda??CI SIETE RIUSCITI!!!!<> da qui a breve le pochissime attività commerciali saranno costrette a chiudere e i cittadini si ritroveranno ad abitare in un deserto. Tutti affermano l’importanza di ridare slancio al territorio sul piano economico-sociale ma, senza alcuna comunicazione alla cittadinanza tra lo stupore generale a inizio anno ci siamo ritrovati con questa sorpresa. Sorpresa che, crea un’enorme difficoltà a chi deve introdursi in autostrada o recarsi ad’Altarello, soprattutto il martedì, giorno del mercato rionale che chiude la viabilità e forma ingorghi in vari incroci in tutta l’area di via P.S. Mattarella. Per tutto questo chiedo che sia ripristinato al più presto quello che da trenta anni e più non ha mai creato difficoltà. Non vorremmo, pensare che per alcuni, si sia invalidata una strada, una delle prime costruite, che ha sempre unito due frazioni.
Sorvolando in deltaplano l’attuale politica siciliana si vedono, più nitidi, i contorni e i suoi innaturali miscugli: cumuli di rovine disseminati tutt’intorno, con al centro un gran vuoto paludoso dentro il quale si agitano partiti e gruppi dilaniati al loro interno e altri che si tengono con lo sputo.
Dall’alto, corpi e luoghi appaiono rimpiccioliti, per effetto dell’altitudine naturalmente. S’apre alla vista un mondo lillipuziano in pieno fervore con tanti uomini, e qualche donna d’ornamento, l’un contro l’altro armati, intendi a covar vendette e rappresaglie ed altri, incompresi, affannati a spiegare, a rassicurare, a interpretare le scelte proprie e quelle altrui.
Operazione altamente improbabile, giacché quando una scelta deve essere molto spiegata e molto interpretata dimostra d’esser fragile, contraddittoria, per non dire sbagliata.
Da canto, il gran Lombardo (nulla a che fare con quello di Vittorini) che medita e agisce, con furbizia, senza mai svelare il suo piano, le sue vere intenzioni.
Si vede anche dell’altro che omettiamo per carità di patria.
Ma il nostro è solo un sogno, fatto in queste notti tempestose che hanno sconquassato la Sicilia.
Meglio scendere, dunque, dal deltaplano e andare a vedere da vicino, sul terreno, cosa, effettivamente, sta accadendo a Palermo dopo il varo del contrastato governo Lombardo, il terzo in diciotto mesi.
IN PENSIONE DOPO 36 ANNI DI SERVIZIO LA SIGNORA ANNA MARIA MANDRAFFINO
Anna Maria Mandraffino
Dopo circa 36 anni di servizio, la signora Anna Maria Mandraffino è andata in pensione.
Nel 1974 il primo impiego al Comune di Riposto della signora Mandraffino, originaria di Catania; dal 1978 ha iniziato ad occuparsi di espropriazioni e nel contempo di edilizia economica popolare, degli adempimenti amministrativi in materia urbanistica e dei mutui. Nel 2001 è stata, per le medesime materie, titolare di posizione organizzativa. Negli ultimi mesi le è stata affidata la direzione della I area.
A salutare la signora il sindaco Carmelo Spitaleri, gli assessori dell’attuale Giunta e delle precedenti, i consiglieri, il segretario Paolo Foti, i segretari degli anni scorsi Antonino Alberti e Alfio Puglisi, gli ex sindaci Mario Di Pino, Rosario Mirone e Carmelo D’Urso, il presidente del Consiglio comunale Salvatore Tomarchio, l’ex presidente del Consiglio comunale durante la Giunta D’Urso, Angelo Di Mauro e tutti i dipendenti comunali.
«Da assessore nella precedente Giunta comunale e da sindaco – ha spiegato il primo cittadino Carmelo Spitaleri – ho avuto modo di apprezzare il lavoro svolto dalla signora Mandraffino. Un lavoro prezioso anche se questa definizione non serve a descrivere comunque la corposità del suo impegno. A nome di tutta l’Amministrazione ringrazio la signora Anna Maria Mandraffino per quanto impegno ha destinato al suo ruolo comunale. Ritengo sia un esempio professionale e una donna veramente straordinaria».
Parole di encomio per lei sono state espresse anche dal segretario comunale Foti e dal precedente sindaco D’Urso.
Considerati i provvedimenti comunali con i quali, già nei mesi scorsi, veniva intimato agli operatori del mercato ortofrutticolo morosi il pagamento di quanto dovuto, stamani, è stato eseguito un provvedimento comunale con il quale viene inibito l’ingresso al mercato, sito in corso Italia, di 13 commercianti.
Relativamente a questa disposizione il sindaco Carmelo Spitaleri spiega:
«In attesa che regolarizzino la loro posizione questi commercianti avranno il divieto di ingresso al mercato. Fermo restando che, successivamente, si procederà anche con un bando con il quale verranno ufficialmente assegnate le postazioni ad ogni singolo operatore del mercato».
Tradimento, ipocrisia e speculazione: questi i tre demoni da eliminare per una politica nuova.
Sembra uno slogan elettorale ma in realtà non è altro che l’impegno che le nuove leve politiche dovrebbero imporsi. Invece – a scapito della collettività – chi fa politica oggi pensa troppo spesso a progetti personali o a tornaconti monetari. In molti sono quelli che pensano per esempio ai contributi da chiedere ai vari Enti (vedi Comuni e Provincie) al fine di racimolare quattrini per finanziare le proprie associazioni; numerosi quelli che monopolizzano un mercato escludendo la leale concorrenza; tanti coloro i quali aspirano a nomine in grandi aziende o in grandi strutture; e cospicui quelli che inventano alchimie per riesumare “cadaveri” politici.
In altre parole si usa il consenso elettorale – quindi il cittadino – come merce di scambio per finalità esclusivamente ad personam. Ciò nonostante, in tutte le Amministrazioni, si continua a tirare avanti nominando professionisti esterni; si continua ad essere avvezzi a conferire incarichi a parenti, amici o a futuri sposi; e ormai siamo quasi insensibili ai concorsi interni mirati oppure alle gare ad incanto pubblico poco pubblicizzate.
Questi politici, o perlomeno quelli che si reputano tali, stanno causando irreparabilmente una disaffezione verso la politica a danno, chiaramente, della collettività.
Se si avesse un po’ di coscienza, o la giusta umiltà, sarebbe facile capire che frequentemente in politica non si centra mai il bersaglio solo perché si guarda spesso da un’altra parte.
Chi cerca di evidenziare questi aspetti il più delle volte viene additato come un oppositore, un destabilizzatore o come – per usare un termine ormai noto agli addetti ai lavori – semplicemente un ribelle.
Intanto però ieri, a prescindere dall’essere ribelle o meno, ho provato una sensazione non facile da descrivere nel vedere la Villa Pantano di Riposto gremita di tantissimi bambini entusiasti di usare i LORO nuovi giochi. Infatti, accostata alla splendida giornata quasi primaverile, nonostante fosse il 3 gennaio, vi era un’aria di festa. Il gioioso schiamazzo dei bimbi che aleggiava in aria con le immancabili raccomandazioni dei genitori e l’inconfondibile rumore dello scivolo, del bilico, dei giochi a molla e della giostrina roteante, mi hanno ridato l’energia e la grinta che avevo dimenticato di possedere. Adesso sulla terra dell’aiuola che ospita i giochi bisogna collocare del pietrisco o qualcosa di simile per evitare l’alzarsi della polvere; poi bisogna trasformare quel tronco mozzo in un bellissimo tavolo attorniato di sedute per bimbi così da poter dire: “almeno questa è stata fatta”. Ho voluto iniziare l’anno scrivendo questo articolo per anticipare la peculiarità dell’attività politica che intendo perseguire da qui in avanti, con l’augurio di poter magari riportare il giusto equilibrio alle cose e ridare fiducia e speranza ai cittadini.
Saro Cerra
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Poco tempo fa, televisioni locali e quotidiani, si sono interessati della diatriba nata all’interno della maggioranza consiliare relativamente alla realizzazione di una rotatoria in via Piersanti Mattarella. Promotori di tale iniziativa furono il Sindaco dott. Carmelo Spitaleri e l’Assessore Francesco Castelli. L’ipotesi fu presentata in sede di riunione di maggioranza in data 05.10.2009, dove, Sindaco ed Assessore, illustrarono il progetto supportato da uno studio di fattibilià redatto da ricercatori dell’ Università di Catania.
Tanti furono i consensi ma tante furono anche le osservazioni negative in merito. Una su tutte fu quella di ritenere la realizzazione della rotatoria non prioritaria rispetto alle altre necessità del territorio. Venne richiamata la normativa, fu in un modo o in un altro aggiustato il tiro, ma il gravissimo problema della sicurezza stradale in via Piersanti Mattarella, permane inalterato. In una nota che mandai il 6 ottobre c.a., evidenziai la pericolosità dell’altro incrocio alla fine di via Piersanti Mattarella, quello tra la via Mario Carbonaro e via Lucio Lupo, anch’esso teatro, purtroppo, di molteplici incidenti. A differenza del primo incrocio, questo di via Lucio Lupo è già previsto nel Piano Regolatore. Nella nota del 6 ottobre suggerii persino una soluzione per ridurre il pericolo di incidenti in via Piersanti Mattarella.
Ad oggi però, ci si divide ancora su chi vuole la rotatoria e chi no; su chi la vuole inserita preventivamente nel P.R.G. o chi ritiene di poterla realizzare lo stesso; su chi la ritiene non necessaria e su chi dice che fondi non ce ne sono e chi invece è convinto di poter utilizzare gli Oneri di Urbanizzazione per la sua realizzazione. Intanto, stamattina, l’ennesimo incidente poteva davvero costare la vita a qualcuno. Dalle foto allegate si evince la gravità dell’impatto.
Recentemente, in un servizio televisivo a firma del giornalista Carmelo Puglisi, in riferimento al caso dei consiglieri di maggioranza Daidone e Virgitto, viene tirato in ballo uno tra i film più belli e storici di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Il film in questione è Sedotti e bidonati. Il riferimento sembra proprio calzare a pennello in quanto, a prescindere da chi possa rivestire il ruolo dell’uno o dell’altro attore, i due consiglieri sembrerebbero davvero essere stati, per l’appunto, sedotti e bidonati. A loro dire, i due sedotti, avrebbero avuto – dai due Meli del litorale ionico – «garantita la visibilità all’interno della Giunta municipale entro l’anno 2009». Questa garanzia, a suffragio del loro ingresso in maggioranza, pare non venga rammentata dai garanti. Una cosa però facile da ricordare è che durante la riunione di maggioranza – all’epoca formata da dodici consiglieri – fu detto che i due protagonisti dell’avvincente storia politica, avrebbero aderito al programma del Sindaco, approdando in maggioranza, «senza nulla pretendere in cambio». Libertà e Pensiero ieri, e Franco Franchi e Ciccio Ingrassia oggi, hanno davvero, a quanto pare, una bella gatta da pelare. Se avete visto il film, vi accorgerete della confusione nata tra la scelta di Mia e quella di Pia. Non sto a sindacare chi debba avere la Mia e chi la Pia, o chi la ragione della controversia politica, ma qualcosa sembra ovvio: se Mia è la garanzia e Pia è il costo zero, in un modo o nell’altro, il fidanzamento sensazionale o fuori dal comune, o addirittura fuori dalla regione, debba essere ufficializzato. Forse, come Franco e Ciccio, una capatina a Roma non sarebbe da escludere, e sarebbe inoltre opportuna persino una visita, mordi e fuggi, alla Roma Antica, precisamente in piazza della Bocca della Verità. Là si che, forse, si troverebbero le opportune risposte.
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