SICILIA: FINE DEI PARTITI?

di Agostino Spataro

elezioni-europeeChi avrebbe mai pensato che la corsa per le europee avrebbe provocato nel centro destra siciliano una sorta di guerra civile che mette a dura prova perfino la tenuta del governo regionale? Ovviamente, in questa terribile contesa l’Europa non c’entra nulla. C’entra invece la volontà di contarsi, anche all’interno dei singoli partiti, per verificare il peso elettorale specifico di ciascuno in vista di un rimpasto o anche di manovre più ampie che potrebbero sconvolgere l’attuale quadro politico. Il clima creatosi lascia presagire un’escalation conflittuale esasperata, dai toni ruggenti, imbastita da pentimenti tardivi e propositi vendicativi. Continuano, infatti, a volare parole grosse, accuse pesanti lanciate dai massimi esponenti dell’Udc e del Pdl nei confronti del governatore Lombardo il quale, invece di prendere atto e provvedere, si è difeso con risposte inviperite e vagamente minacciose. Così come non si ferma il passaggio di deputati eletti nelle liste del Mpa di Lombardo verso il gruppo misto divenuto una sorta di anticamera obbligata per i voltagabbana (quasi una quarantena) che decidono di passare con altro gruppo. Insomma, questi ed altri elementi evidenziano una gravissima crisi di fiducia fra alleati che promettevano di governare la Sicilia, in perfetta concordia, da qui all’eternità. Non è passato un anno è siamo alla guerra fratricida in nome di un’Europa dalla quale la Sicilia sempre più s’allontana, anche per colpa di politiche e comportamenti così fuorvianti ed avvilenti. Una guerra senza esclusione di colpi esportata nella gran parte dei comuni che il 6-7 giugno andranno alle urne anche per il rinnovo delle amministrazioni locali. Insomma, se le apparenze non ingannano (e in Sicilia sovente si sono dimostrate ingannevoli!), questa campagna elettorale rischia di essere caratterizzata da un durissimo scontro interno al centro-destra, fino all’ultimo voto di lista e di preferenza. Uno scontro in cui l’appartenenza politica, gli stessi partiti contano sempre meno per lasciar posto alle consorterie locali.

Propaganda ingannevole o c’è del vero?
Ovviamente, in questa litigiosità c’è molta “propaganda ingannevole”, un gioco di rimandi, per suffragare l’idea di una diversità (posticcia) fra i contendenti che hanno dato vita ad un’alleanza solo di cartello, anomala rispetto al quadro di governo nazionale. Ma credo ci sia anche un disagio reale che nasce dall’incertezza per i futuri scenari politici e quindi dai ruoli che vi potranno esercitare ciascun partito, i singoli esponenti. Se il conflitto non è solo un trucco per accaparrarsi voti, qualcosa dovrebbe pur succedere in Sicilia. A sentire il presidente dell’Ars, Cascio del Pdl, c’è d’attendersi una virulente crisi del governo regionale da mesi in affanno e da qualche giorno in angustie per l’avviso di garanzia notificato ad un assessore Udc per voto di scambio con esponenti di cosche mafiose di Palermo. Tuttavia, già oggi la situazione politica isolana appare piuttosto confusa e attraversata da manovre che potrebbero portare ad una scomposizione del bipolarismo imperfetto ed accendere dinamiche inedite dagli esiti imprevedibili. Per eccesso di crescita del centro-destra che, stando ai primi sondaggi, sembra aumentare in voti a discapito delle diverse formazioni del centro-sinistra che ambiscono a rappresentare il polo unitario e alternativo. Spiace rilevarlo, ma questa ambizione, almeno in Sicilia, appare molto sfumata, impercettibile agli occhi degli elettori. Dopo il 7 giugno, potremo avere un centro sinistra più debole e diviso e un centro destra più forte e diviso. Insomma, le scelte per le candidature, le bizzarre alleanze elettorali, gli scontri intestini sembrano accentuare la crisi, già grave, dei partiti siciliani che rischiano di uscire da questa consultazione lacerati, irriconoscibili.  ercheremo di capire meglio. Speriamo di sbagliarci, ma in Sicilia sembra di vivere una sorta di antivigilia del crollo dei partiti così come li abbiamo conosciuti dal dopoguerra in poi.  

Il ” piano B” del governatore Lombardo
Il denominatore comune ai due poli è la divisione che però agisce in maniera opposta: nel centro destra come moltiplicatore di voti, nel centro sinistra come fattore smobilitante e di alienazione delle simpatie popolari. E così, il centro destra, grazie alla sua spregiudicatezza e al suo formidabile sistema clientelare, potrebbe crescere oltremisura. Paradossalmente, però, una crescita eccessiva potrebbe provocare una rottura decisiva al suo interno e quindi una nuova deriva delle forze centriste. Come dire: il centro destra siciliano potrebbe scoppiare per un eccesso di salute. Potrebbero nascere nuove alleanze, magari fagocitando settori delusi provenienti dalle formazioni sconfitte o accordandosi direttamente col Pd. Si parla, con insistenza, di un “piano B” di Lombardo per estromettere dal governo le recalcitranti componenti maggioritarie del Pdl e cooptare al loro posto il Pd, secondo la logica delle “geometrie variabili” sperimentate con successo all’Ars in più occasioni. In attesa di smentite o di conferme che non verranno prima del voto, è prematuro trarre conclusioni, anche perché molto dipenderà dai risultati di questa corsa ad ostacoli nelle quale non bisogna superare siepi ma alte soglie di sbarramento. Ad ogni modo, un’eventuale evoluzione di questo tipo sarebbe un segnale anche per altri contesti, regionali e nazionale. Un nuovo esperimento politico? Vedremo di nuovo la Sicilia salire per l’Italia, come la palma di sciasciana memoria? Può darsi. Oggi, tutto è in movimento nel nostro Paese: c’è chi sale e c’è chi scende per la penisola. Sempre più spesso vediamo anche il ricco Nord scendere verso il Sud e la Sicilia per fare affari e/o alleanze elettorali. Politicamente parlando, Italia e Sicilia ormai si attraversano agevolmente, s’incrociano e si alimentano reciprocamente. Chissà se, finalmente, non diventeremo una nazione, magari incontrandoci ai livelli più bassi delle nostre aspirazioni.

 * pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica/Pa” del 15 maggio 2009.

Daidone e Virgitto nella maggioranza. Pappalardo indipendente

da  “La Sicilia” del 15.05.2009

virgitto-e-daidoneColpi di scena senza fine. È quanto accaduto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, stravolto nella “geografia” e nelle alleanze tra gruppi consiliari. La seduta comincia con la surroga di Tullio Cosentino dei “Democratici per la Città” con Antonino Facchi (Mpa), dopo la recente decisione del Tar, che si dichiara consigliere di opposizione. Avviene poi il primo un colpo a sorpresa. Il vicepresidente Biagio Daidone e Antonino Virgitto, entrambi del Mpa, «dopo un attento esame della situazione politica locale e la constatazione di una seria alternativa costituita dalle forze che nel momento elettorale non erano collegate con il sindaco Spitaleri» annunciano di «aderire alla maggioranza consiliare che sostiene sul terreno programmatico il sindaco in carica». Daidone e Virgitto – che hanno costituito il nuovo gruppo “Libertà e pensiero” – hanno dichiarato che il loro «riferimento politico in sede extra comunale resta ancorato al Mpa». Con tale scelta, la maggioranza di centrosinistra conta 14 consiglieri. Una decisione, quella di Daidone e Virgitto, che risulta incomprensibile al centrodestra. Altra comunicazione “ad effetto” quella di Gianfranco Pappalardo, che si dichiara indipendente continuando ad appoggiare Spitaleri e a mantenere «un legame di identità politica con i “Giovani Democratici”». «Lascio libero – ha poi affermato Pappalardo – l’assessore di riferimento (Lea Messina, ndc) del gruppo “Democratici per la Città” da qualsiasi vincolo nei miei confronti». «Siamo certamente contenti di questa scelta. Tanto Daidone quanto Virgitto – ha dichiarato il sindaco Spitaleri – hanno sempre lavorato bene e dunque sono soddisfatto della decisione di unirsi alla maggioranza di centro sinistra che io rappresento».

MAGGIORANZA A QUOTA 14
Cambia la “geogra-fia” dei gruppi in seno al Consiglio comunale ripostese. Il centrosini-stra – che appoggia il sindaco Spitaleri – conta ora su una maggioranza di 14 consiglieri, mentre fino a qualche giorno fa era di 12. La minoranza di centrodestra annovera 4 consiglieri del Pdl e 2 del Mpa. Quest’ultimo gruppo, dopo la fuoruscita di Daidone e Virgitto, è composto da Antonino Facchi e Francesco Grasso.

Salvo Sessa

Coppa del Mondo a Riposto

Comune di RipostoComune di Riposto

UFFICIO STAMPA

 

TUTTO PRONTO PER DARE IL VIA ALLE CELEBRAZIONI PER I CENTO ANNI DELLA NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO. DALLE 10 LA COPPA DEL MONDO DI CALCIO RESTERA’ ESPOSTA NE LOCALI COMUNALI

 

coppa_del_mondoFervono i preparativi al Comune di Riposto in vista della manifestazione di domani, venerdì 15, quando prenderanno il via i festeggiamenti organizzati insieme con la Federazione Italiana Gioco Calcio per i cento anni della Nazionale Italiana. Sarà Riposto ad inaugurare le celebrazioni. C’è attesa per l’arrivo della Coppa del Mondo di calcio vinta dagli azzurri in Germania nel 2006. Il trofeo sarà collocato nella sala espositiva (sotto i portici) del Palazzo Municipale, in via Archimede, per l’intera giornata.  Già a partire dalle 10 il trofeo resterà esposto, protetto da una teca, nei locali comunali.  Il programma della giornata dedicata ai festeggiamenti per i cento anni della nazionale e dedicata al primo capitano della nazionale italiana di calcio, Francesco Calì, detto Franz, nato proprio a Riposto, sarà intenso: si comincerà alle 10.30 nei locali del cinema “Musmeci”, in via Gramsci a Riposto, il presidente federale FIGC, Giancarlo Abete sarà presente durante la conferenza dal titolo: “La Nazionale nel ricordo di Franz Calì: 100 anni di gloria azzurra”. Tra gli ospiti, poi, oltre al sindaco, Carmelo Spitaleri, il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, il presidente della Provincia Regionale di Catania, Giuseppe Castiglione, il presidente regionale della Figc, Sandro Morgana, l’assessore comunale allo Sport, Domenico Di Martino, il vicedirettore del quotidiano “La Sicilia”, Domenico Tempio, il presidente del Catania Calcio, Nino Pulvirenti, il catanese Pietro Anastasi, giocatore storico della Juventus e dell’Inter e campione europeo con la Nazionale nel 1968, e il giocatore, Dandolo Flumini. Annunciata anche la presenza di Walter Zenga ex azzurro, giudicato miglior portiere per 4 anni e attuale allenatore del Catania calcio. Ma il calcio sarà protagonista anche nel pomeriggio. Alle 15.30 fischio d’inizio della partita amichevole tra una squadra proveniente dalle Isole Mauritius e una squadra locale che si contenderanno la “Coppa Caduti nel mare dell’immigrazione”.  La partita, al campo sportivo “Luigi Averna” di Torre Archirafi, (accanto una strada intitolata proprio a Franz Calì) sarà diretta da una terna arbitrale tutta femminile.  

Nota

Franz Calì nacque a Riposto nel 1882, dopo due anni emigrò in Svizzera con la famiglia. Fu lui ad indossare il 15 maggio del 1910 la fascia più prestigiosa durante il primo, storico incontro di calcio. Gli uomini della nazionale sfidarono, in maglia bianca, all’Arena di Milano, i francesi e contro di loro vinsero per 6 a 2. Domani il presidente regionale Figc, Sandro Morgana, lancerà la proposta, al presidente federale, Giancarlo Abete, di concludere, il prossimo anno, i festeggiamenti che prenderanno il via domani per i cento anni della nazionale italiana di calcio, con un’amichevole Italia Francia da giocare in Sicilia, terra di Calì.

  

US 

14.05.2009

SATIRA RIPOSTESE

Vignetta maggio 2009

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EUROPEE: Le candidature – Beffa

di Agostino Spataro

europeeIl sei giugno voteremo per rinnovare il Parlamento europeo o per sottoporre a verifica politiche, equilibri ed assetti di potere dei partiti italiani? Domanda molto pertinente visto come si sta procedendo nella scelta delle candidature in Sicilia e altrove. Di programmi manco a parlarne. Specie nel centro destra si è a caccia di nomi roboanti, acchiappavoti per orchestrare una campagna elettorale ad uso interno, quasi di tipo plebiscitario, che nulla avrà a che fare con l’Europa e i suoi problemi. Non è che il centro-sinistra stia facendo salti mortali per cercare il meglio, tuttavia sembra andare in una direzione più aderente con il carattere della consultazione. Certo, è bene attendere la presentazione di liste e programmi prima di formulare un giudizio definitivo, tuttavia dai primi nomi circolanti si può ricavare netta la sensazione che a tutto si pensa tranne che a rafforzare il ruolo di questo Parlamento europeo, sempre più evanescente e senza poteri legislativi, che, con tutto il rispetto, rischia di ridursi ad una costosa nullità. Sarebbe, invece, interesse di tutti i partiti, soprattutto in Sicilia dove il livello del degrado politico è davvero preoccupante,  produrre uno sforzo selettivo severo, motivato per offrire agli elettori nomi di personalità e di  operatori onesti e competenti, di giovani e di donne davvero rappresentativi di quest’Isola che guarda all’Europa come ultima speranza per il cambiamento e non per restare impantanata nel sottosviluppo e nel malaffare. 
Yesman legati al capo da una fedeltà arborescente
Invece, sembra che si stia facendo l’esatto contrario. Come sta avvenendo nel PdL e, in generale, nel centro-destra, dove, oltre alla performance da superman elettorale di Berlusconi, si annuncia una miriade di candidature- beffa di presidenti di regione, assessori, ministri, parlamentari, sindaci e quant’altro i quali si presentano per essere eletti e lasciare il posto ai non eletti. Non si tratta di una stravaganza ma- come vedremo- di un preciso calcolo politico da

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AMERICA O AMERICHE?

di Agostino Spataro 

americheC’è da sperare che il recente “Vertice delle Americhe” di Trinidad e Tobago, dove si è posta  l’esigenza di un approccio nuovo, paritario delle relazioni fra Usa e i diversi Paesi latino-americani, a cominciare da Cuba, serva a far entrare nella testa di alcuni giornalisti, uomini politici e ministri italiani che di Americhe ve ne sono più d’una. Un’ovvietà, si potrebbe osservare. Purtroppo, così non è, visto che inviati e commentatori blasonati continuano ad identificare l’America con gli Stati Uniti d’America (Usa). Acronimo che si consiglia di declinare per esteso per non far confusione con i confinanti Stati Uniti del Messico. Insomma, errori grossolani che alle elementari sarebbero segnati in rosso. Ma si tratta di un errore di geografia o c’è dell’altro? Cercheremo di scoprirlo nel seguito. Intanto, rileviamo che è inaccettabile, o se si vuole, poco professionale che qualificati giornalisti, anche del TG1, ministri e capi di governo usino il termine totalizzante di “America” per indicare gli Usa i quali, per quanto importante sia il loro ruolo nel mondo, sono soltanto uno dei 33 Paesi sovrani in cui si suddivide il continente americano. Nemmeno i presidenti Usa, solitamente, sono incorsi in tale scorrettezza, per altro offensiva della dignità politica ed etnica degli altri 32 Stati che, con gli Usa, fanno parte di diverse organizzazioni panamericane, fra cui l’Osa. Così come è notorio che, per una consolidata convenzione geo-politica, il continente viene suddiviso in tre grandi ripartizioni, in tre Americhe: del Nord, del Centro e del Sud. Quindi, più che di un errore geografico, si tratta di un errore politico davvero pacchiano che nemmeno i nostri vecchi contadini, emigrati ed analfabeti, commettevano, poiché distinguevano fra “America bona”, alias ricca, riferita ad Usa e Canada, e le altre nazioni (soprattutto del sud) che indicavano con  America- Argentina, Americazuela, (Venezuela), Brasile, ecc.

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OSPEDALANDO

di SARO PISTORIO SENIOR

img_9966Cari amici,vi ricordate che si è parlato di mettere le strisce all’interno del P.O. del nostro Distretto,così per disciplinare l’accesso consentendo la sosta libera fuori?.Non sembrava a tutti la panacea?.Invece la verità è ben altra nella guardiola posta all’ingresso non c’è più la vigilanza diurna da circa un anno.Il vigilante non solo non consentiva l’accesso alle auto non autorizzate,ma controllava con il servizio di televideo quello che accadeva nei viali all’interno del nosocomio.In altri Ospedali si parla di istituire la vigilanza anche notturna,beh per amor di pace tralasciamo questo argomento.Torniamo al cambio delle strisce blu,tutto è rimasto come prima,si saranno resi conto che mettendo le strisce blu all’interno,nessuno avrebbe posteggiato le proprie auto dentro,ma le avrebbero mess e tutte in strada dove non avrebbero pagato nulla e quindi tutto è rimasto come prima.

Appello per l’adozione di gatti

di Domenico Di Martino

gattoIl Comune di Riposto risulta attualmente responsabile della tutela di circa 60 gatti, stanziati presso un immobile di proprietà privata oggetto di sfratto esecutivo. Dovendosi provvedere alla restituzione dell’immobile ai legittimi proprietari e non potendosi protrarre a lungo la situazione attuale che vede l’Ente esporsi economicamente per provvedere a retribuire un custode incaricato della tutela dei felini, si chiede a tutti i cittadini amanti degli animali e dei mici in particolari di voler adottare i gatti in questione. Tutti gli animali godono di buona salute e saranno consegnati a quanti volessero adottarli già sterilizzati in ossequio alle prescrizioni della L. R. 15/2000. Chiunque fosse interessato all’adozione può farlo contattandomi direttamente al seguente indirizzo di posta elettronica: assessore.mare@comune.riposto.ct.it. Ringraziandovi in anticipo per la sensibilità che dimostrerete nei confronti di questi amici a quattro zampe vi invito ad aderire generosamente al presente appello.
Domenico Di Martino

La questione meridionale

di Key

le-due-siciliePrendo spunto dall’articolo pubblicato sul quotidiano “LA SICILIA” del 17-04-2009, a pagina 37, dal titolo verso le elezioni europee “La Lega da sola con candidati siciliani. Rottura con l’MPA, partito clientelare”. Nessuno può negare che, dalla lontana data dell’Unità d’Italia, il nostro paese conservi due volti distinti, il Nord e il Sud, diversi fra loro per fisionomia, per travaglio storico, per risorse naturali, per strutture economiche, per cultura, per indole e costumi. Da secoli Nord e Sud si guardano negli occhi con malizia, con speranza, con rassegnazione e, talvolta, persino con livore. Però si sa che il progresso economico di una data Regione o popolazione non avviene mai naturalmente, ma si lega alla volontà politica dei governanti, alla solidarietà e comprensione dell’intera nazione. Purtroppo, fino ad oggi, gli interventi politici a favore del Sud non sembrano essere stati troppo efficaci, e l’industria del Nord lo ha considerato soltando come un inesauribile serbatoio di mano d’opera a buon mercato. Eppure il problema meridionale fu e resta la chiave dello sviluppo civile ed economico dell’Isola. Per questo accanto ai politici,a gli economisti e ai sindacalisti, spetta anche al cittadino conoscere la realtà della nostra terra e adoperarsi per rimuovere gli ostacoli, che impediscono profonde trasformazioni socio-economiche, indispensabili ormai per la gente che vive e opera nel Sud. Il siciliano, oppresso da millenni e sempre esposto agli arbitrii del dominatore di turno, aspirando alla giustizia e deciso a ribellarsi agli abusi, operava come mafioso, cozzando contro le norme dei codici penali in vigore. Mafioso, quindi, nell’Isola non significava malandrino o fuorilegge, ma piuttosto il siciliano, dotato di corraggio e d’intraprendenza, pronto a vendicare i torti subiti, galantuomo con i galantuomini, nemico dei prepotenti e delle spie. Purtroppo, ai giorni nostri, la parola “mafia” ha assunto significati diversi e ben più terribili; quasi quotidianamente la cronaca registra misfatti e delitti di chiaro stampo mafioso, finalizzati alle speculazioni, compiute spesso sotto la protezione di funzionari dello stato e personaggi della politica. La mafia è una tragica realtà della nostra repubblica; al suo interno essa si avvale di una rigida e contorta struttura che muta simbioticamente ai cambiamenti della società diventandone parte integrante. Se la mafia è potente, non è invincibile; occorre, però, che la società meridionale rifiuti il costume mafioso, il profitto personale, l’imbroglio, l’omertà, e favorisca, con scelte coraggiose, il progressivo sviluppo socio-economico del sud, restituendo alla gente della Sicilia fiducia e concrete speranze.

LA PORTA GIREVOLE

di Agostino Spataro

la-porta-girevoleIn questa agitata vigilia elettorale, nelle forze politiche siciliane si nota un gran fermento per acchiappare il candidato più carico di voti. Chiunque esso sia e senza badare alla provenienza. Voti e preferenze, idee e programmi non sembrano interessare. Nulla di nuovo sotto il sole, ma dai nomi circolanti sembra che potranno essere premiati finanche alcuni transfughi più o meno illustri passati, disinvoltamente, da un partito all’altro.  Si continua, cioè, ad alimentare un fenomeno indegno che, da tempo, alligna un po’ dovunque in Sicilia, anche se, di recente, i segnali più preoccupanti giungono dal catanese dove è in corso una lotta al coltello per accaparrarsi consiglieri e candidati più quotati. La guerra è fra partiti alleati del centro-destra, ma a farne le maggiori spese potrebbero essere le forze d’opposizione che a Catania sembrano orfani di padre e di madre. Il fenomeno non è solo siciliano, tuttavia qui è divenuto talmente frequente da essere considerato normale ossia ascrivibile nella norma non scritta di questa “partitocrazia senza partiti”, capeggiata da leader nani, politicamente s’intende. La direzione principale del flusso va dai partiti d’opposizione verso quelli di governo (raramente all’incontrario), ma da quando è iniziata la campagna acquisti del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo molti passaggi si registrano anche fra partiti del centro destra. E così leggiamo, soprattutto nelle cronache locali, di trasferimenti inattesi di questo o di quel consigliere comunale, provinciale, sindaco e talvolta perfino deputato regionale, europeo. Mai una censura. Anzi, seguono le rituali dichiarazioni del tal capo-partito o di corrente che, invece di vergognarsi un pochino, accoglie il transfuga con “soddisfazione” ed animo lieto.  Come dire: un mix di cattiva politica e belle maniere. La questione non è solo morale o moralistica come qualcuno lamenta, ma eminentemente politica, poiché questi “transfert” comportano un pesante colpo all’immagine già fiacca dell’attuale ceto politico e un grave costo materiale per le istituzioni e per la società. Infatti, da questo malcostume si originano i tanti guasti della pubblica amministrazione, gli sprechi e gli abusi nella gestione della spesa pubblica. Oltre al danno materiale c’è da valutare quello, incommensurabile, provocato dall’inganno, e quindi dalla sfiducia, degli elettori che li hanno votati sotto un determinato simbolo per poi vederli schierati in una formazione avversaria. Ogni “passaggio” è una mortificazione della scelta  democratica dei cittadini e della delega fiduciaria che col voto si esprime. Basterebbe questo vulnus per metterli alla gogna. Invece… ponti d’oro a chi decide di saltare, una o più volte, il fosso che separa la coerenza politica dalla convenienza personale. Questi voltafaccia non possono essere giustificati con crisi d’identità politica o con folgorazioni di carattere ideale o sentimentale. Si tratta di scambio, per mera utilità reciproca: pacchetti di voti in cambio di posti e di poltrone più comode di quelle che offre l’opposizione. Per salvare la “politica”, i partiti dovrebbero scoraggiare i transfughi di ogni risma e colore e non premiarli con incarichi prestigiosi come potrebbe accadere nelle prossime elezioni europee. Tutto ciò è sconcio, ma lo è altrettanto il fatto che tutti, dal Presidente del consiglio dei ministri a quello della Regione, dai sindaci d’importanti città ad assessori regionali, a parlamentari, a ministri, saranno candidati in questa consultazione-plebiscito. Per mettere davvero fine a tali sconcezze bisognerebbe varare norme rigorose che comportino l’ineleggibilità (impossibilità di candidatura) per coloro che occupano incarichi parlamentari e di governo, anche locale, e che vincolino gli eletti al partito nel quale sono stati eletti, pena la decadenza. Certo, bisogna tutelare la libertà dell’eletto nell’esercizio del mandato, ma non fino al punto di mortificare il diritto preminente dei cittadini alla rappresentanza che è la sostanza della sovranità popolare. Insomma, per far cessare questo indecoroso andirivieni bisognerebbe dotare il cd “palazzo” della politica (che, per intenderci, non è la sede del potere vero che ordina e decide) di una porta fissa che apre e chiude e non- come oggi sembra- di una porta girevole che consente d’entrare ed uscire a piacimento. Una porta solida e stretta perché – come scrive André Gide- più stretta è la porta più virtuosa è la famiglia che abita la casa. Fuor di metafora, un partito serio non è un taxi e nemmeno un albergo ad ore. Chi vi aderisce, e soprattutto chi lo rappresenta, deve farsi carico dell’onere della responsabilità, della fatica e del rischio del confronto e della gestione corretta delle istituzioni, senza guardare agli interessi personali, familiari e/o di cordata. Solo così la politica si potrà riappropriare del primato che le è stato sottratto da forze potenti extra-istituzionali.

* pubblicato, con altro titolo, su “La Repubblica/Pa” del 16 aprile 2009.