Corri Catania 2009

di Roberto

corri-catania-2009Domenica 29 marzo 2009 alle ore 10 prenderà il via da Piazza Umberto (Piazza Vittorio Emanuele), la “Corri Catania” 2009, corsa non competitiva, a passo libero, di 4 km nel centro storico di Catania. Sport, solidarietà e tanto divertimento sono gli ingredienti di questo evento aperto a uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine di ogni età e capacità che vogliono diventare protagonisti di una domenica all’insegna dell’amicizia, del benessere, dell’impegno sociale e dell’allegria nel “cuore” del capoluogo etneo. Organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica ” Ragazzini Generali” e dal Comitato Organizzatore “Corri Catania” , la manifestazione si propone di portare a correre migliaia di persone in un clima di festa e unite dallo slogan “Catania corre per Catania”. Scopo della Corri Catania è quello di promuovere la pratica sportiva e, insieme, fare solidarietà. La manifestazione, infatti, ha come obiettivo quello di raccogliere fondi, attraverso la vendita del pettorale di gara al costo di 3 euro, per il sostegno di un progetto di solidarietà da realizzarsi nel reparto di Pediatria del Policlinico di Catania, in particolare per la realizzazione di un’area verde attrezzata a parco giochi destinata ai bambini ricoverati. Accorrete numerosi per questa nobile causa. CHI PUÒ PARTECIPARE La partecipazione è aperta a tutti. Si tratta di una corsa non competitiva a passo libero. QUOTA DI PARTECIPAZIONE La quota di partecipazione è di 3 euro che saranno interamente devolute alla realizzazione del Parco Giochi nel reparto di Pediatria del Policlinico di Catania. – All’atto dell’acquisto del pettorale, i partecipanti riceveranno: pettorale numerato di gara e T -shirt ufficiale dell’evento. Potranno inoltre usufruire dell’assistenza medica durante la manifestazione. Al termine della Corri Catania, intorno alle ore 11.30, avverrà l’estrazione di fantastici premi riservata a tutti coloro che sono in possesso del pettorale della “Corri Catania” e che si trovano in Piazza Umberto. Per ogni premio saranno effettuate, in sequenza, da un urna contenente i numeri corrispondenti ai numeri dei pettorali venduti, al massimo 4 estrazioni. Se nessuno dei presenti in Piazza Umberto è in possesso del pettorale corrispondente al numero estratto, il relativo premio sarà devoluto in beneficenza a cura del Comitato Organizzatore. CORRI CATANIA POINT La vendita dei pettorali inizierà a partire dal 23 Febbraio 2009 e fino al giorno precedente la gara presso : c) I pettorali potranno essere acquistati anche al “Corri Catania” Village, nello stand posizionato in Piazza Umberto, sabato 28 marzo dalle 16 alle 20 e domenica 29 marzo dalle ore 8.30 alle ore 9.30. Per ulteriori informazioni è possibile contattare la Segreteria Organizzativa al numero 327.5444383

Nota Stampa: Basta volantinaggio "selvaggio"

Comune di RipostoComune di Riposto

NOTA STAMPA

LOTTA ALL’AFFISSIONE SELVAGGIA.
UN’ORDINANZA VIETA LA DISTRIBUZIONE ARBITRARIA

 Basta volantinaggio “selvaggio”. Da oggi il Comune di Riposto, su proposta dell’assessore all’ Arredo e Decoro Urbano, Michele D’Urso e su segnalazione del consigliere comunale Saro Cerra, pone dei paletti in tema di affissione pubblica di manifesti di vario genere e distribuzione di volantini. L’oggetto dell’ordinanza sindacale, nel dettaglio, servirà a “disciplinare l’affissione pubblica di manifesti di vario genere con divieto di distribuzione di volantini, brochures, manifesti o altro materiale pubblicitario per motivi di tutela di igiene pubblica e decoro ambientale.
L’esigenza di tale ordinanza nasce dalla prioritaria necessità di prevenire il fenomeno di affissione, spesso anche abusiva, in aree non autorizzate nonchè della distribuzione di volantini di aziende, in modo del tutto arbitrario e disordinato, magari affiggendoli su pali dell’illuminazione o su segnaletica stradale. Tutto ciò causa la presenza eccessiva di volantini o manifesti in troppe aree del territoro con conseguenze pregiudizievoli per il decoro urbano e per l’igiene. A tal proposito l’ordinanza stabilisce che la distribuzione di volantini, depliants, manifesti e altro materiale informativo pubblicitario, potrà avvenire esclusivamente destinando tale materiale nelle sole cassette postali o consegnandolo manualmente nelle abitazioni private, e ancora, all’interno dei locali pubblici e attività commerciali.
Non si potranno disperdere i volantini per le aree pubbliche del territorio comunale. Solo in occasione di manifestazioni autorizzate nell’ambito di consultazioni elettorali e referendarie potrà essere distribuito il materiale. E’, dunque, vietata, su tutto il territorio comunale, l’affissione di manifesti di vario genere fuori dagli spazi autorizzati (bacheche comunali ecc.) ad esclusione di quelli funerari regolati da apposita ordinanza e dal punto 11.2 del piano generale comunale degli impianti pubblicitari. La pena per i trasgressori sarà una sanzione amministrativa pecuniaria. Per il committente responsabile la sanzione oscilla tra i 200.00 euro e 1.500.00 euro oltre al rimborso spese per il ripristino dello stato dei luoghi. Per il personale reclutato che diffonde volantini e manifesti o opuscoli pubblicitari o affigge manifesti fuori dagli spazi autorizzati la sanzione oscilla tra i 22.00 euro e gli 88.00 euro. Da oggi, dunque, è fatto divieto a tutte le attività economiche di effettuare pubblicità mediante volantinaggio, o affissione di manifesti su pali dell’illuminazione pubblica o su segnaletica stradale, su alberi, nonchè su qualsiasi altro posto o struttura non autorizzata. E’ vietato distribuire volantini o altro nei battenti delle porte o sotto le porte di accesso alle abitazioni, sugli usci e negli androni delle abitazioni private, sul parabrezza o lunotto delle autovetture e su tutti gli altri tipi di veicoli. E’ vietata la distribuzione di volantini a conducenti o passeggeri delle auto durante la circolazione e la distribuzione in prossimità di incroci. E’ vietato lanciare volantini, buoni sconto, biglietto omaggio e materiale similare. L’ordinanza sarà notificata a tutte le attività commerciali.

 US 
13.03.09

Mio Povero Riposto! parte II°

di Santo P. Grasso

giustiziaBeh!…. come sempre la beffa dell’aumento dell’acqua. Quasi tutti i nostri politici governanti sembrano di interessarsi, ma dopo le parole detti in consiglio comunale ieri sera comprese e inparticolare quelli del invitato presidente del consiglio comunale di giarre, si comprende perfettamente che sarà propriamente la politica che consentirà l’aumento dell’acqua. V E R G O G N I A !!! Grazie al consigliere Nino Leotta, che ha dato un input serio, e cioè, che tutti i cittadini in massa dovrebbero consegnare le schede elettorali al proprio comune, e cioè ORA molto prima delle elezioni a giugno. Si, certamente se uno riflette bene, questa è l’unica azione popolare di massa che i Cittadini possono intraprendere per un sicuro risultato. Con una piena crisi economica in corso, l’intervento dell’ATO anche per la gestione dell’acqua con un aumento di circa 400 a 500% è chiedere una rivoluzione popolare di massa. Sicuramente a presto ci saranno Notizie in merito. Ritengo sarebbe anche utile se tutti noi e anche invitando i nostri parenti, amici scriviamo al prefetto esprimendo la nostra contestazione a questa cosa. per chi sia interessato ecco l’indirizzo: Al Signor Prefetto – Via Prefettura 14 – 95124 CATANIA E importante scrivere in massa, quindi passate parola.

Acqua, la privatizzazione autoritaria

da una segnalazione di Robin77

Acqua, la privatizzazione autoritaria di Agostino Spataro, 02 marzo 2009

agostino-spataroAgrigento/ La denuncia A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di “Girgenti acque” si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell’avvenuta consegna. Roba d’anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l’autoritarismo Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell’acqua in provincia d’Agrigento si farà solo con l’intervento di commissari e della forza pubblica. Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura d’aggiudicazione alla società “Girgenti acque” della gestione trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari di detta società. L’altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di “Girgenti acque” si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell’avvenuta consegna. Roba d’anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l’autoritarismo. Si, perché, a parte la questione specifica, in questa vicenda, unica in Sicilia e forse anche in Italia, vi sono elementi e comportamenti che – a mio parere- mettono in discussione taluni diritti fondamentali che la Costituzione attribuisce alle autonomie locali, soprattutto in materia di gestione dei servizi locali. Senza dimenticare il particolare che lo Statuto siciliano prevede anche per l’organizzazioni di tali servizi la costituzione dei “liberi consorzi dei comuni” che dovrebbero prendere il posto delle attuali province. Ma dove si vuole arrivare? Si tratta di diritti inalienabili di fatto mortificati da talune leggi nazionali e regionali quasi sempre approvate in sordina (con emendamenti cammellati) da maggioranze “trasversali”. Trasversalità che, ormai, nessuno capisce, specie quando serve per imporre la privatizzazione di servizi essenziali, popolari come la gestione dell’acqua che è un bene comune e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Leggi raffazzonate, contorte, difficili da applicare, se non per mezzo di commissari a ripetizione e domani, chissà, di battaglioni di carabinieri. Tutto ciò accade in una regione con uno Statuto di autonomia molto speciale, con un governatore che è leader di un Movimento per l’autonomia. Evidentemente, tutta questa traboccante autonomia si ferma a Palermo, ad esclusivo appannaggio di una cerchia ristretta di politici e potentati, e non arriva ai municipi, ai cittadini i quali, dopo lo sconcio dei 27 Ato-rifiuti, dovrebbero ingoiare, anche per il servizio idrico, una deficitaria gestione e le esose tariffe d’improvvisate società private. Come, appunto, sta accadendo in provincia di Agrigento dove, da tempo, è in atto uno scontro durissimo fra la maggioranza dei sindaci (30 su 43) e la quasi totalità delle popolazioni contro la presidenza dell’Ato idrico, l’Agenzia regionale per l’acqua e i rifiuti (ex commissariato) e la società Girgenti acque, alla quale è stata aggiudicata, con atto d’imperio fra Natale Capodanno del 2006, la gestione trentennale dei servizi idrici dell’intera provincia. Un affare per centinaia di milioni di euro sbloccato mediante l’intervento sostitutivo di un commissario ad acta inviato da un commissario superiore. Insomma, per ogni passaggio un commissario, un intervento impositivo. Tutto ciò non è accettabile. Perciò l’aggiudicazione fu contestata e impugnata dai sindaci con ricorso tuttora pendente presso il Cga di Palermo. Nell’attesa del pronunciamento, la situazione resta in movimento (e che movimento!) e per nulla scontata. Infatti, nel frattempo, è cresciuta la protesta popolare e diversi hanno cambiato parere sulla privatizzazione. E’ cambiato il presidente della Provincia (che è anche presidente dell’Ato idrico). Il nuovo, Eugenio D’Orsi del Mpa, che almeno sembra avere il dono di parlar chiaro, ha pubblicamente dichiarato che quel contratto natalizio “è stato fatto con i piedi…perché penalizza l’utenza invece di avvantaggiarla”. Ai controversi passaggi giuridici e formali, bisogna aggiungere- ci dice Rosario Gallo, sindaco di Palma Montechiaro- l’anarchia funzionale che caratterizza questa prima fase di gestione della Girgenti acque (molti sindaci prima favorevoli ora chiedono la rescissione del contratto per gravi e ripetute inadempienze o disservizi), l’inaffidabilità sul piano economico e finanziario delle stessa, le tariffe salatissime, i conflitti di competenze fra società, comuni ed Eas per l’utilizzo e la sistemazione del personale addetto e la gestione delle reti e degli impianti, ecc. Un quadro a dir poco preoccupante che non lascia ben sperare per il futuro di questa provincia che soffre la sete anche in questo periodo in cui le riserve idriche, grazie al cielo, sono in esubero. Perciò è ripartito, più forte di prima, il movimento trasversale dei sindaci e dei consigli comunali che, a stragrande maggioranza, chiedono di tornare alla gestione pubblica. Sabato 28 se ne discuterà ad Agrigento nel corso di una manifestazione pubblica, cui parteciperanno anche diversi sindaci e consiglieri comunali di altre province siciliane. Sarà presentata anche una bozza di proposta di legge d’iniziativa popolare per ripristinare la facoltà dei comuni di poter scegliere fra gestione pubblica e privata. Una scelta di libertà, già ripristinata con legge dal Consiglio regionale della Lombardia. Domanda: a sostegno della richiesta plebiscitaria dei cittadini non si potrebbe presentare all’Ars una proposta di legge d’iniziativa parlamentare “trasversale”, magari chiedendo la procedura d’urgenza?

Pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica/Pa” del 27 febbraio 2009 Stavolta non dimentico nulla ;) spero

Consiglio Comunale: “Trasferimento alla Sie del servizio idrico”

 di Saro Cerra

comunicato_alla_cittadinanza

(Download Volantino PDF)

CONVOCATO UN CONSIGLIO PER DISCUTERE DEL TRASFERIMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA DI GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO. INVITATI I VERTICI DELL’ATO ACQUE E DELLA SIE.

 Venerdì 27 febbraio
ore 18.30
Consiglio Comunale
“Trasferimento alla Sie del servizio idrico”
Aula Consiglio Comunale
Via Archimede – (piazza San Pietro)

 

 (Download PETIZIONE POPOLARE PDF)

LE REGOLE DEL BLOG

di Saro Cerra

Le Regole del BlogCari utenti del Blog, a seguito di un’attenta riflessione, sarò costretto a prendere una decisione relativamente all’applicazione o meno della cosiddetta  “moderazione” ai commenti da voi postati. Tale scelta dovrà essere da me intrapresa poichè, a quanto pare, qualche utente, ha confuso il sano principio su cui si basa questo spazio pubblico. Non posso assolutamente permettere che si scrivano pensieri, giusti o sbagliati che siano, che denigrano la figura di persone o cariche istituzionali, facendosi forza peraltro dell’anonimato o di falsi nickname. Pertanto, vi rivolgo l’invito di rendere nota la vostra identità, così come hanno fatto molti utenti di propria iniziativa. Nel ricordare a tutti che un dibattito o un scambio di opinione è il vero fulcro della Democrazia, confido in voi per far fronte alla mia richiesta. Se ciò venisse comunque disatteso, sarò costretto, di volta in volta, ad ELIMINARE i commenti e/o articoli le cui firme siano puramente inventati.

Tanto era dovuto.

IL BUSINESS DEL SECOLO IN SICILIA

di  Carlo Ruta

Acqua, un affare che scotta

Come gruppi economici e consorterie territoriali stanno appropriandosi delle risorse idriche di una regione che possiede tanta acqua mentre, per paradosso, ne patisce endemicamente la mancanza. La presenza discreta della multinazionale spagnola Aqualia. Le strategie della società catanese Acoset. L’anomalia del sudest. 

......In Sicilia i processi di privatizzazione dell’acqua che vanno dipanandosi negli ultimi anni si raccordano con una tradizione composita. Se si dà uno sguardo alla storia post-unitaria, si constata infatti che l’accaparramento delle fonti, delle favare per usare il termine di derivazione araba, ha scandito con regolarità l’evoluzione legale e illegale dei ceti che hanno esercitato dominio sull’isola. Il controllo delle acque ha consentito di lucrare rendite economiche e posizionali importanti, di capitalizzare, di chiamare a patti le autorità pubbliche, di condizionare quindi gli atti dei municipi, degli enti di bonifica, di altre istituzioni. E il canovaccio di tale affare, di rilievo appunto strategico, ancora oggi rimane tale, benché si faccia uso di strumenti e progettazioni non più a misura di un mondo agrario più o meno statico, ma di una realtà in profonda evoluzione, sullo sfondo delle economie globali. Si tratta di comprendere allora i modi in cui si coniugano oggi i due elementi, innovazione e tradizione, a partire comunque dal dato che anche in Sicilia si vive al riguardo un passaggio epocale, dopo il lungo tragitto delle aziende municipalizzate, che sempre e comunque hanno dovuto fare i conti con i signori delle fonti. Nel quadro dei processi generali che hanno reso l’acqua una risorsa economica, una merce, che chiama in causa multinazionali potenti come Suez, Vivendi, Impresilo, RWE, la legge Galli del 5 gennaio1994 sugli ambiti territoriali ottimali, ATO, ha segnato una svolta rispetto al passato, puntando a eliminare la frammentazione che fino a quel momento aveva caratterizzato la gestione idrica nel territorio nazionale. Pur sottolineando sin dall’incipit il rilievo dell’acqua quale bene pubblico, ha posto nondimeno le basi per l’irruzione dell’interesse privato nella gestione dei servizi idrici degli ATO, con il ricalcolo di tale risorsa sotto il profilo economico. E tutto questo, se, come si diceva, non poteva non sommuovere, in senso lato, l’interesse della grande finanza, come testimonia negli ultimi anni il coinvolgimento di banche come l’Antonveneta, la Fideruram e altre ancora, ha finito con il sollecitare una pluralità di interessi, con l’esaltare anomalie esistenti e generarne di nuove, specie nel sud della penisola e in Sicilia, dove l’economia più di altrove è inficiata da mali strutturali, dove vigono appunto tradizioni tipiche, che rendono ineludibile l’ipoteca delle consorterie. La posta in gioco in Italia è ovviamente altissima, potendo comprendere, fra l’altro, gli ingenti finanziamenti a fondo perduto che l’Unione Europea ha destinato a tali ambiti, perché vengano eliminati i gap che interessano il paese. Tanto più lo è comunque in regioni in cui le strutture e gli impianti esistenti scontano deficit strutturali, consolidatisi lungo i decenni. È il caso della Sicilia, dove l’EAS e le municipalizzate hanno gestito regolarmente impianti obsoleti, dove quasi tutti gli invasi recano vistosi segni d’incuria, le infrastrutture restano esigue, le condutture fatiscenti e in una certa misura da rifare. Il progetto di privatizzazione nell’isola ha potuto quindi fregiarsi di un obiettivo seducente, quello della modernizzazione dei servizi idrici che, dopo anni di attesa interlocutoria, è stato agitato come una sorta di rivoluzione dal governo regionale di Salvatore Cuffaro. E dal decisionismo, sufficientemente mirato, del ceto politico di cui l’ex presidente conserva in una certa misura la rappresentatività, corroborato comunque dai trasversalismi che insistono a connotare la vicenda pubblica nella regione, ha preso le mosse, negli ultimi anni, una sorta di caccia all’oro. L’affare dell’acqua reca in Sicilia dimensioni inedite. Sono in gioco infatti 5,8 miliardi di euro, da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro. Dopo un primo indugio, dettato presumibilmente da ragioni di cautela, che ha visto comunque diverse gare andare a vuoto, la scena si è quindi movimentata, con l’irruzione di importanti realtà economiche, interne all’isola ed esterne. Una fetta cospicua dell’affare è stata avocata dalla multinazionale francese Vivendi, socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie. In diverse ATO si è già provveduto, altresì, alle assegnazioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta Caltaqua, guidata dalla spagnola Aqualia. A Palermo e provincia ha vinto il cartello Acque potabili siciliane, di cui è capofila Acque potabili spa, controllata dal gruppo Smat di Torino. Nell’area etnea la guida del Consorzio Ato Acque è stata assunta dalla catanese Acoset. Ad Enna ha vinto Acqua Enna spa, comprendente Enìa, GGR, Sicilia Ambiente e Smeco. A Siracusa vige la gestione mista della Sogeas, che vede presenti, con l’ente municipale, la Crea-Sigesa di Milano e la Saceccav di Desio. Ad Agrigento è risultata aggiudicataria la compagine Agrigento Acque che fa capo ancora ad Acoset.

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SATIRA RIPOSTESE

Vignetta febbraio 2009

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 (Download vignetta PDF)

LA VOCE DEI GIOVANI RIPOSTESI

 di UNO DI LORO

immagine_giovani_e_lavoro1Cari amici lettori,e caro consigliere Cerra,sono un ragazzo di 29 anni, e da quando sono nato vivo a Riposto dove svolgo la mia attività lavorativa. E da un pò di tempo che seguo la vita politica dell’amministrazione ripostese ed è quasi un anno che navigo su questo blog ,con la speranza di leggere e di poter intervenire su un articolo “serio” che parlasse di cambiamento,innovazione o di progetti per noi GIOVANI,ma ciò non avviene,idem in consiglio comunale a cui purtroppo molto spesso assisto e dove la questioni giovani non è mai presa in considerazione. In entrambi i luoghi si parla sempre di questioni che ormai e da decenni che ribalzano da amministrazione ad amministrazione,i problemi sono sempre gli stessi,sanità,i partiti, le infrastrutture, e gli apparti,per non parlare dei mille convegni che ogni anno “orgogliosamente” indice il sindaco e la sua ammistrazione,dove si parla di scienza di letteratura,o dell’approvazione di nuovi musei,già ,perchè Riposto,per chi non lo sapesse è ricca di musei, si passa dal museo della musica a quello del vino per finire con il museo del palmento e quello del parco delle kentie,luoghi che credo il 99% dei ragazzi di riposto non sappiano neppure dell’esistenza. Adesso basta con tutto questo,basta farsi sempre i PROPRI interessi,BASTA!!!impresa-computer-lavoro_128441
Questo articolo è un appello che facciamo indirettamente a te caro sindaco dott Carmelo Spitaleri, e direttamente a te caro consigliere Cerra perché con i tuoi 32 anni essendo uno dei più giovani consiglieri eletti in questo mandato puoi essere portatore delle nostre idee e della nostra voglia di riscatto. Vogliamo che si creino opportunità lavorative,perché è impensabile che un diplomato o un laureato guardi sempre fuori dalla proprio terra o dal proprio paese in cui vivi per cercare un lavoro,vogliamo che ci siano bandi di concorsi pubblici nell’amministrazione,negli uffici tecnici,organi dove da DECENNI non vengono fatte assunzioni. Molte volte ho sentito durante il consiglio comunale che si parla di una quasi assenza dei vigili urbani nel controllo del territorio ma nessuno si è preso la briga di fare un interrogazione e di chiedere al sindaco di indire un concordo per l’allargamento dell’organico seppur lui stesso nel programma che ha presentato per le elezioni ha messo come punto quello del potenziamento del corpo dei vigili urbani. È ora di pensare a NOI GIOVANI,che siamo il presente e il futuro di un paese che ha mille opportunità,e risorse come il mare,la montagna i turisti,ma mancano le infrastrutture mancano le strutture ricettive,i mezzi di comunicazione e soprattutto manca la mentalità del fare turismo e dell’accogliere le imprese che vogliono investire. Quindi caro consigliere io in nome di tutti i ragazzi che ti seguono su questo blog ti abbiamo dato degli imput per poter fare delle interrogazioni comunali mirate,e per poter fare crescere in noi la voglia di giustizia e di amore per la nostro cittadina. Spero tu possa accogliere il nostro articolo come un incoraggiamento a batterti per noi giovani,adesso a te la parola sia qui in questo blog che IN CONSIGLIO COMUNALE Dove noi TUTTI ti appoggeremo se vorrai con una presenza massiccia.

GUERRA DI GUERRIGLIA FRA LE DUE SICILIE

di Agostino Spataro

agostino-spataroNella storia della Regione siciliana mai si era giunti ad un degrado come quello in atto che ha visto consumarsi, in meno di 24 ore e all’insegna della rappresaglia, due fatti politici gravissimi all’interno del centro-destra. Com’è noto, i fatti si sono svolti in una successione stucchevole: Udc e Pdl approvano, con 8 voti contro i 7 di Mpa e Pd, il “prelievo” dell’articolo-cardine del loro ddl sul riordino della sanità, per tutta risposta Lombardo da corso all’approvazione (con 4 assessori in fuga dalla seduta di giunta) delle minacciate nomine dei direttori generali. Segue la ritorsione di Udc e Pdl che, a tamburo battente, varano il “loro” progetto sulla sanità, mandando a quel paese Lombardo e, soprattutto, il suo assessore Russo. Quindi tutti volano a Roma, chi da Berlusconi, chi da Cuffaro, a cercare conforto e soprattutto una soluzione al brutto pasticciaccio combinato a Palermo. Sperando che con qualche assegnazione compensativa si possa sanare un conflitto che appare insanabile. Tutto ciò accade- se ci fate caso- a meno di un anno della strepitosa, facile, vittoria elettorale. E’ lecito domandarsi: come faranno a convivere, a co-governare, per altri quattro anni? Si tirerà a campare, ma fino a quando? Lombardo e soci non vogliono prendere atto che quest’alleanza è nata male e sta evolvendo al peggio. La coalizione di centro-destra, infatti, è stata assemblata in un clima di grave disorientamento, di panico persino, nell’urgenza di parare l’enorme falla che le dimissioni di Cuffaro avevano aperto nel blocco di potere dominante. Il risultato è stato un accordo ambiguo, raffazzonato, meramente elettorale e di potere, perché oltre tali orizzonti questi signori non sanno vedere. E lo dimostrano le furibonde risse di questi giorni per un direttore o per una Asl in più o in meno. Ma questo è solo l’aspetto esteriore di una guerriglia sorda, senza regole, combattuta fra consolidati gruppi di potere che si contendono, tramite i partiti, quanto resta delle risorse della regione. Quando di parla o si scrive di certe pittoresche rivalità fra Catania e Palermo o fra le due Sicilie si omette o s’ignora che in realtà lo scontro è fra due sistemi di potere simili per natura, ma diversi per strutturazione, dinamiche operative e oltre che per dislocazione territoriale. Non ci riferiamo alle “due Sicilie” della storia, formula bizzarra inventata dai regnanti di Napoli per risarcire con una facezia l’orgoglio ferito della nobiltà siciliana per il mancato insediamento della corte a Palermo, ma a quelle che, grosso modo, oggi s’identificano con la fascia orientale e  occidentale dell’Isola. Il declino del sistema palermitano, stantio e più parassitario, ha indotto il gruppo di potere catanese e siculo-orientale a puntare sull’elezione di Raffaele Lombardo per tentare un riequilibrio a suo favore. Insomma, una sorta di “guerra di guerriglia” spietata che si combatte assessorato per assessorato, Asl per Asl, Ato per Ato, ecc. Credo che questo sia il filone da seguire per capire un po’ meglio quello che sta accadendo alla Regione. Non c’è dubbio che, in tale contesto, il partito che maggiormente può ostacolare questo disegno è l’Udc di Cuffaro insediata nei gangli vitali dell’amministrazione. Non a caso la scure di Lombardo si è accanita di più contro i rappresentanti di tale formazione. In gergo, la chiamano “decuffarizzazione”, ma per far cosa? Nel fare le nomine il governatore avrà avuto tante buone ragioni per escludere o far ruotare gli uomini di Cuffaro, tuttavia i neo-nominati non sono di vero cambiamento, ma di mera sostituzione. In sostanza, le scelte operate non fuoriescono dalla vecchia logica di potere clientelare, semmai denotano la necessità di esercitare un controllo diretto dei flussi di spesa. Soprattutto, in vista dei tagli prefigurati con il federalismo fiscale varato dal governo Berlusconi e, in generale, con le diverse misure di riduzione dei trasferimenti verso la regione e gli enti locali, molti dei quali, fra cui il comune di Palermo, sono con l’acqua alla gola. Insomma, mentre si offusca la prospettiva di sviluppo dell’Isola, questi signori si azzuffano per una poltrona di direttore, per una consulenza, per un appalto, per una fornitura, per un contributo per foraggiare feste e festini e sedicenti centri di studio, false accademie, sodalizi sportivi e quant’altro produce la fantasia malata degli architetti del sottogoverno diffuso. Uno scontro forsennato, tutto interno al centrodestra, che ha trasformato la politica in una giungla infernale, nella quale non si capisce cosa ci faccia il Partito democratico. Anche questo è un segno evidente di una crisi di fondo che, certo, non può essere risolta con  ammiccamenti e sterili furbizie. La politica siciliana è come impazzita. Sarà il panico o la paura di non farcela, fatto sta che gira a vuoto mentre la tempesta s’annuncia, terribile, all’orizzonte prossimo venturo. In realtà, sotto la scorza di tale impazzimento si cela l’incapacità delle forze politiche (di governo e non solo) di progettare un nuovo futuro per i siciliani. Paralizzati dalle loro stesse incapacità, i partiti guardano con terrore alla crisi e alle scadenze elettorali imminenti (europee ed enti locali) e perciò ripiegano sulla spartizione dell’esistente. Questa non è strada che spunta. Bisogna cambiare seriamente metodi e indirizzo politico e programmatico. A cominciare da Lombardo che dovrebbe prendere atto della crisi del suo governo e della maggioranza che lo dovrebbe sostenere e trarne le dovute conseguenze. Per molto meno, Renato Soru si è dimesso da presidente della giunta di centro-sinistra sarda. Ma in Sicilia l’istituto delle dimissioni sembra sia stato abolito. Per superare il problema, basta la benedizione di Berlusconi e la promessa di un nuovo accordo elettorale. Alla faccia della sbandierata Autonomia!

Agostino Spataro

 

14 febbraio 2009