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UDC, la preda

di Agostino Spataro

leonessa-con-la-predaSotto i bagliori della luce sinistra dei roghi d’immondizia, a Palermo e altrove, continua a svolgersi la crisi del centro-destra alla regione e il tentativo di Lombardo di traghettare oltre il voto del 6-7 giugno il suo anomalo governo-bis. Tutto procede nel peggiore dei modi. La situazione sta precipitando verso livelli e posizioni davvero sconcertanti. Ai più poco interessano gli esiti di questa faida interna al centrodestra siciliano e tantomeno le sorti di questo o quell’altro partito o candidato. Tuttavia, non si può sottacere il preoccupante degrado che investe in pieno la realtà siciliana, politica e di governo. Al centro resta l’operazione azzardata del governatore il quale ha azzerato (non del tutto) la giunta, nel bel mezzo della campagna elettorale e con l’Ars improvvidamente chiusa, per ricostituirla incompleta con gli stessi assessori “azzerati” e senza disporre di una maggioranza parlamentare. Insomma, un espediente mirato più ad escludere l’Udc che a innovare. Difatti, i tre posti lasciati vuoti vengono agitati come specchietti per le allodole per convincere il Pdl, che ha sospeso i tre assessori ribelli, a sostenere il Lombardo-bis. Quando mai si è visto varare un governo, che ha una dignità costituzionale, per tre quarti e con tre posti vacanti? Una vera bizzarria che un pò ricorda le scenette che, talvolta, capitavano ai tavoli di una festa di matrimonio o di battesimo. Alla presenza di una sedia vuota, il cameriere saltava il piatto corrispondente, ma c’era quasi sempre qualcuno che lo pregava di versare per l’amico “ch’era andato in bagno”. E così il furbetto si beccava due porzioni per ogni portata. Nel nostro caso, i posti vuoti sono quelli appartenuti all’Udc che presto saranno occupati da tre esponenti del PdL. Momentaneamente al bagno. Ironia a parte, la faccenda rischia di arroventare la conclusione della campagna elettorale, indetta per rinnovare il parlamento europeo, ma svolta all’insegna di questa manfrina. Il voto è la vera posta in gioco. Secondo i risultati, si potranno dispiegare manovre politiche davvero sconvolgenti, ben oltre i confini della Sicilia e le ambizioni dell’on. Lombardo. Non a caso, in questi giorni, sono volate parole grosse, perfino offensive fra (ex) amici e sodali che da circa dieci anni, insieme, hanno disastrato la regione. Sono state profferite minacce di rappresaglie politiche e accuse di tradimento di patti segreti e di amicizie antiche. Una caduta (non solo di stile) così grave, inquietante da spingere un politico accorto come l’on. Mannino (intervista a Repubblica ) a tacciare di “traditore” l’ex rampollo Lombardo che ha tramato contro il gemello Cuffaro, lasciando trapelare la preoccupazione per una perfida manovra avvolgente che si sta dispiegando, tra Palermo e Roma, per mettere all’angolo l’Udc di Casini e soci.

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GIOCO D'AZZARDO

 di Agostino Spataro

gioco-dazzardoCosa non si fa per superare il quorum?  Spiace rilevarlo, ma solo così si può spiegare la mossa del presidente Lombardo di “azzerare” la sua giunta e di annunciarne una nuova, di “coesione sociale”,  entro 48 ore. Una mossa inattesa che- a sentire i suoi mentori- ha spiazzato i partiti alleati e no. Credo che un po’ abbia spiazzato anche lo stesso Lombardo che, forse, non avrà ben calcolato le conseguenze che la sua trovata avrebbe prodotto e che in ogni caso lascia tutti, a dir poco, perplessi. Anche chi, come noi, nei giorni scorsi su queste colonne, avevamo prospettato l’esigenza di una formalizzazione della crisi, prima del voto del 6-7 giugno. Una presa d’atto, una posizione pubblica che dichiarasse la crisi del governo, rinviando a dopo le elezioni gli atti conseguenti che possono essere più d’uno: azzeramento o rimpasto della giunta, formazione di una nuova maggioranza e di una nuova giunta o, in extrema ratio, le dimissioni del presidente, scioglimento dell’Ars e nuove elezioni. Nell’attesa, si poteva “congelare” il governo in carica per garantire l’ordinaria amministrazione. Invece, si è voluto azzerare (anche se non si è raggiunto lo zero assoluto) la giunta senza averne in mente una nuova, credibile sul piano politico-programmatico e con una base parlamentare chiara e autosufficiente.  Perciò, in assenza di motivazioni più convincenti, questa scelta appare priva di una logica politica razionale. Mancano poche ore alla scadenza delle 48 ore e non sappiamo come evolverà la situazione. Ci sarà  il nuovo governo promesso dall’on. Lombardo? Così come stanno le cose, la sua formazione sembra altamente improbabile, complicata. Manca infatti un contesto politico chiaro di riferimento, una cornice.

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SICILIA: FINE DEI PARTITI?

di Agostino Spataro

elezioni-europeeChi avrebbe mai pensato che la corsa per le europee avrebbe provocato nel centro destra siciliano una sorta di guerra civile che mette a dura prova perfino la tenuta del governo regionale? Ovviamente, in questa terribile contesa l’Europa non c’entra nulla. C’entra invece la volontà di contarsi, anche all’interno dei singoli partiti, per verificare il peso elettorale specifico di ciascuno in vista di un rimpasto o anche di manovre più ampie che potrebbero sconvolgere l’attuale quadro politico. Il clima creatosi lascia presagire un’escalation conflittuale esasperata, dai toni ruggenti, imbastita da pentimenti tardivi e propositi vendicativi. Continuano, infatti, a volare parole grosse, accuse pesanti lanciate dai massimi esponenti dell’Udc e del Pdl nei confronti del governatore Lombardo il quale, invece di prendere atto e provvedere, si è difeso con risposte inviperite e vagamente minacciose. Così come non si ferma il passaggio di deputati eletti nelle liste del Mpa di Lombardo verso il gruppo misto divenuto una sorta di anticamera obbligata per i voltagabbana (quasi una quarantena) che decidono di passare con altro gruppo. Insomma, questi ed altri elementi evidenziano una gravissima crisi di fiducia fra alleati che promettevano di governare la Sicilia, in perfetta concordia, da qui all’eternità. Non è passato un anno è siamo alla guerra fratricida in nome di un’Europa dalla quale la Sicilia sempre più s’allontana, anche per colpa di politiche e comportamenti così fuorvianti ed avvilenti. Una guerra senza esclusione di colpi esportata nella gran parte dei comuni che il 6-7 giugno andranno alle urne anche per il rinnovo delle amministrazioni locali. Insomma, se le apparenze non ingannano (e in Sicilia sovente si sono dimostrate ingannevoli!), questa campagna elettorale rischia di essere caratterizzata da un durissimo scontro interno al centro-destra, fino all’ultimo voto di lista e di preferenza. Uno scontro in cui l’appartenenza politica, gli stessi partiti contano sempre meno per lasciar posto alle consorterie locali.

Propaganda ingannevole o c’è del vero?
Ovviamente, in questa litigiosità c’è molta “propaganda ingannevole”, un gioco di rimandi, per suffragare l’idea di una diversità (posticcia) fra i contendenti che hanno dato vita ad un’alleanza solo di cartello, anomala rispetto al quadro di governo nazionale. Ma credo ci sia anche un disagio reale che nasce dall’incertezza per i futuri scenari politici e quindi dai ruoli che vi potranno esercitare ciascun partito, i singoli esponenti. Se il conflitto non è solo un trucco per accaparrarsi voti, qualcosa dovrebbe pur succedere in Sicilia. A sentire il presidente dell’Ars, Cascio del Pdl, c’è d’attendersi una virulente crisi del governo regionale da mesi in affanno e da qualche giorno in angustie per l’avviso di garanzia notificato ad un assessore Udc per voto di scambio con esponenti di cosche mafiose di Palermo. Tuttavia, già oggi la situazione politica isolana appare piuttosto confusa e attraversata da manovre che potrebbero portare ad una scomposizione del bipolarismo imperfetto ed accendere dinamiche inedite dagli esiti imprevedibili. Per eccesso di crescita del centro-destra che, stando ai primi sondaggi, sembra aumentare in voti a discapito delle diverse formazioni del centro-sinistra che ambiscono a rappresentare il polo unitario e alternativo. Spiace rilevarlo, ma questa ambizione, almeno in Sicilia, appare molto sfumata, impercettibile agli occhi degli elettori. Dopo il 7 giugno, potremo avere un centro sinistra più debole e diviso e un centro destra più forte e diviso. Insomma, le scelte per le candidature, le bizzarre alleanze elettorali, gli scontri intestini sembrano accentuare la crisi, già grave, dei partiti siciliani che rischiano di uscire da questa consultazione lacerati, irriconoscibili.  ercheremo di capire meglio. Speriamo di sbagliarci, ma in Sicilia sembra di vivere una sorta di antivigilia del crollo dei partiti così come li abbiamo conosciuti dal dopoguerra in poi.  

Il ” piano B” del governatore Lombardo
Il denominatore comune ai due poli è la divisione che però agisce in maniera opposta: nel centro destra come moltiplicatore di voti, nel centro sinistra come fattore smobilitante e di alienazione delle simpatie popolari. E così, il centro destra, grazie alla sua spregiudicatezza e al suo formidabile sistema clientelare, potrebbe crescere oltremisura. Paradossalmente, però, una crescita eccessiva potrebbe provocare una rottura decisiva al suo interno e quindi una nuova deriva delle forze centriste. Come dire: il centro destra siciliano potrebbe scoppiare per un eccesso di salute. Potrebbero nascere nuove alleanze, magari fagocitando settori delusi provenienti dalle formazioni sconfitte o accordandosi direttamente col Pd. Si parla, con insistenza, di un “piano B” di Lombardo per estromettere dal governo le recalcitranti componenti maggioritarie del Pdl e cooptare al loro posto il Pd, secondo la logica delle “geometrie variabili” sperimentate con successo all’Ars in più occasioni. In attesa di smentite o di conferme che non verranno prima del voto, è prematuro trarre conclusioni, anche perché molto dipenderà dai risultati di questa corsa ad ostacoli nelle quale non bisogna superare siepi ma alte soglie di sbarramento. Ad ogni modo, un’eventuale evoluzione di questo tipo sarebbe un segnale anche per altri contesti, regionali e nazionale. Un nuovo esperimento politico? Vedremo di nuovo la Sicilia salire per l’Italia, come la palma di sciasciana memoria? Può darsi. Oggi, tutto è in movimento nel nostro Paese: c’è chi sale e c’è chi scende per la penisola. Sempre più spesso vediamo anche il ricco Nord scendere verso il Sud e la Sicilia per fare affari e/o alleanze elettorali. Politicamente parlando, Italia e Sicilia ormai si attraversano agevolmente, s’incrociano e si alimentano reciprocamente. Chissà se, finalmente, non diventeremo una nazione, magari incontrandoci ai livelli più bassi delle nostre aspirazioni.

 * pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica/Pa” del 15 maggio 2009.

EUROPEE: Le candidature – Beffa

di Agostino Spataro

europeeIl sei giugno voteremo per rinnovare il Parlamento europeo o per sottoporre a verifica politiche, equilibri ed assetti di potere dei partiti italiani? Domanda molto pertinente visto come si sta procedendo nella scelta delle candidature in Sicilia e altrove. Di programmi manco a parlarne. Specie nel centro destra si è a caccia di nomi roboanti, acchiappavoti per orchestrare una campagna elettorale ad uso interno, quasi di tipo plebiscitario, che nulla avrà a che fare con l’Europa e i suoi problemi. Non è che il centro-sinistra stia facendo salti mortali per cercare il meglio, tuttavia sembra andare in una direzione più aderente con il carattere della consultazione. Certo, è bene attendere la presentazione di liste e programmi prima di formulare un giudizio definitivo, tuttavia dai primi nomi circolanti si può ricavare netta la sensazione che a tutto si pensa tranne che a rafforzare il ruolo di questo Parlamento europeo, sempre più evanescente e senza poteri legislativi, che, con tutto il rispetto, rischia di ridursi ad una costosa nullità. Sarebbe, invece, interesse di tutti i partiti, soprattutto in Sicilia dove il livello del degrado politico è davvero preoccupante,  produrre uno sforzo selettivo severo, motivato per offrire agli elettori nomi di personalità e di  operatori onesti e competenti, di giovani e di donne davvero rappresentativi di quest’Isola che guarda all’Europa come ultima speranza per il cambiamento e non per restare impantanata nel sottosviluppo e nel malaffare. 
Yesman legati al capo da una fedeltà arborescente
Invece, sembra che si stia facendo l’esatto contrario. Come sta avvenendo nel PdL e, in generale, nel centro-destra, dove, oltre alla performance da superman elettorale di Berlusconi, si annuncia una miriade di candidature- beffa di presidenti di regione, assessori, ministri, parlamentari, sindaci e quant’altro i quali si presentano per essere eletti e lasciare il posto ai non eletti. Non si tratta di una stravaganza ma- come vedremo- di un preciso calcolo politico da

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LA PORTA GIREVOLE

di Agostino Spataro

la-porta-girevoleIn questa agitata vigilia elettorale, nelle forze politiche siciliane si nota un gran fermento per acchiappare il candidato più carico di voti. Chiunque esso sia e senza badare alla provenienza. Voti e preferenze, idee e programmi non sembrano interessare. Nulla di nuovo sotto il sole, ma dai nomi circolanti sembra che potranno essere premiati finanche alcuni transfughi più o meno illustri passati, disinvoltamente, da un partito all’altro.  Si continua, cioè, ad alimentare un fenomeno indegno che, da tempo, alligna un po’ dovunque in Sicilia, anche se, di recente, i segnali più preoccupanti giungono dal catanese dove è in corso una lotta al coltello per accaparrarsi consiglieri e candidati più quotati. La guerra è fra partiti alleati del centro-destra, ma a farne le maggiori spese potrebbero essere le forze d’opposizione che a Catania sembrano orfani di padre e di madre. Il fenomeno non è solo siciliano, tuttavia qui è divenuto talmente frequente da essere considerato normale ossia ascrivibile nella norma non scritta di questa “partitocrazia senza partiti”, capeggiata da leader nani, politicamente s’intende. La direzione principale del flusso va dai partiti d’opposizione verso quelli di governo (raramente all’incontrario), ma da quando è iniziata la campagna acquisti del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo molti passaggi si registrano anche fra partiti del centro destra. E così leggiamo, soprattutto nelle cronache locali, di trasferimenti inattesi di questo o di quel consigliere comunale, provinciale, sindaco e talvolta perfino deputato regionale, europeo. Mai una censura. Anzi, seguono le rituali dichiarazioni del tal capo-partito o di corrente che, invece di vergognarsi un pochino, accoglie il transfuga con “soddisfazione” ed animo lieto.  Come dire: un mix di cattiva politica e belle maniere. La questione non è solo morale o moralistica come qualcuno lamenta, ma eminentemente politica, poiché questi “transfert” comportano un pesante colpo all’immagine già fiacca dell’attuale ceto politico e un grave costo materiale per le istituzioni e per la società. Infatti, da questo malcostume si originano i tanti guasti della pubblica amministrazione, gli sprechi e gli abusi nella gestione della spesa pubblica. Oltre al danno materiale c’è da valutare quello, incommensurabile, provocato dall’inganno, e quindi dalla sfiducia, degli elettori che li hanno votati sotto un determinato simbolo per poi vederli schierati in una formazione avversaria. Ogni “passaggio” è una mortificazione della scelta  democratica dei cittadini e della delega fiduciaria che col voto si esprime. Basterebbe questo vulnus per metterli alla gogna. Invece… ponti d’oro a chi decide di saltare, una o più volte, il fosso che separa la coerenza politica dalla convenienza personale. Questi voltafaccia non possono essere giustificati con crisi d’identità politica o con folgorazioni di carattere ideale o sentimentale. Si tratta di scambio, per mera utilità reciproca: pacchetti di voti in cambio di posti e di poltrone più comode di quelle che offre l’opposizione. Per salvare la “politica”, i partiti dovrebbero scoraggiare i transfughi di ogni risma e colore e non premiarli con incarichi prestigiosi come potrebbe accadere nelle prossime elezioni europee. Tutto ciò è sconcio, ma lo è altrettanto il fatto che tutti, dal Presidente del consiglio dei ministri a quello della Regione, dai sindaci d’importanti città ad assessori regionali, a parlamentari, a ministri, saranno candidati in questa consultazione-plebiscito. Per mettere davvero fine a tali sconcezze bisognerebbe varare norme rigorose che comportino l’ineleggibilità (impossibilità di candidatura) per coloro che occupano incarichi parlamentari e di governo, anche locale, e che vincolino gli eletti al partito nel quale sono stati eletti, pena la decadenza. Certo, bisogna tutelare la libertà dell’eletto nell’esercizio del mandato, ma non fino al punto di mortificare il diritto preminente dei cittadini alla rappresentanza che è la sostanza della sovranità popolare. Insomma, per far cessare questo indecoroso andirivieni bisognerebbe dotare il cd “palazzo” della politica (che, per intenderci, non è la sede del potere vero che ordina e decide) di una porta fissa che apre e chiude e non- come oggi sembra- di una porta girevole che consente d’entrare ed uscire a piacimento. Una porta solida e stretta perché – come scrive André Gide- più stretta è la porta più virtuosa è la famiglia che abita la casa. Fuor di metafora, un partito serio non è un taxi e nemmeno un albergo ad ore. Chi vi aderisce, e soprattutto chi lo rappresenta, deve farsi carico dell’onere della responsabilità, della fatica e del rischio del confronto e della gestione corretta delle istituzioni, senza guardare agli interessi personali, familiari e/o di cordata. Solo così la politica si potrà riappropriare del primato che le è stato sottratto da forze potenti extra-istituzionali.

* pubblicato, con altro titolo, su “La Repubblica/Pa” del 16 aprile 2009.

SICILIA: CENTRO-DESTRA DIVISO, REGIONE PARALIZZATA

di Agostino Spataro

Agostino SpataroOrmai tutti lo vedono, molti esponenti della maggioranza di centro-destra lo ammettano: l’amministrazione, lo stesso governo della regione siciliana sono fermi, paralizzati dalle contraddizioni interne, dalla mancata approvazione del bilancio e dall’inapplicata riforma della   dirigenza. Si gioca al rinvio per prendere tempo o per evitare di prendere atto dell’impossibilità di governare la regione in armonia e con profitto. La elefantiaca macchina della regione non riesce a smaltire nemmeno l’ordinaria amministrazione. Figurarsi i provvedimenti straordinari che sarebbero necessari per fronteggiare la crisi più generale che minaccia la Sicilia. Fermi è dire poco, giacché, in una situazione in movimento, quando gli altri corrono stare fermi significa essere sorpassati dagli eventi, essere catapultati all’indietro. Rischio che sta correndo La Sicilia, regione strutturalmente debole, che assiste, confusa e sgomenta, allo spettacolo indecente di un centro destra arrogante che ha stravinto  la battaglia elettorale, ma sta perdendo la guerra contro la realtà drammatica che la crisi sta scoperchiando. C’è chi sostiene che Lombardo sia a metà del guado. Non si direbbe, visto che- a mio parere- a metà del fiume non è mai arrivato, ma è rimasto sulla riva ad annunciar riforme che i suoi alleati, e penso parte del suo stesso elettorato, non desiderano o, addirittura, apertamente ostacolano. In questo scenario, per sommi capi richiamato, il presidente della regione appare “incartato” dentro le sue riforme, solo annunciate, che si stanno rivelando un boomerang. Giacché l’annuncio di una riforma allarma e mobilita gli interessi minacciati e non quelli che se ne dovrebbero avvantaggiare. Se a tutto ciò si aggiungono i colpi bassi inferti dal governo-amico guidato da Berlusconi che stanno causando all’Isola danni peggiori di una calamità naturale e quelli, egoistici e punitivi, dagli alleati elettorali della Lega di Bossi, (ultimo il provvedimento sui prezzi dell’energia) il quadro delle difficoltà diventa davvero grave e soprattutto difficile da spiegare ai cittadini. Poiché il Mpa dovrebbe quantomeno ammettere di avere sbagliato alleanze e, quindi, denunciare gli accordi sottoscritti. I suoi alleati, infatti, stanno lavorando di fino per stringere all’angolo Lombardo, condannandolo all’immobilismo e lasciandolo friggere in un crogiuolo di contraddizioni irrisolte che, con la crisi, stanno esplodendo all’interno di una coalizione divisa ed ostile verso qualsiasi misura di risanamento. Comportamenti, per altro, prevedibili, poiché il cambiamento non lo possono realizzare gli stessi partiti, e personaggi, che portano le responsabilità politiche e morali del dissesto che si vuole risanare. Insomma, in Sicilia si è venuta a creare una condizione delicata, imbarazzante per il centro-destra che evidenzia una divaricazione programmatica e un’esasperata concorrenzialità sul terreno elettorale. Una sorta di “guerra civile” fra alleati per la rimodulazione e il controllo del sistema di potere dominante alla regione, in vista d’importanti scadenze politiche, a cominciare dalle elezioni europee di giugno. E’ superfluo ricordare che a fare le spese di tale blocco sono i siciliani; soprattutto i lavoratori, i ceti sociali meno protetti, marginali ed anche gli imprenditori piccoli e medi che temono la paralisi della regione più dei possibili effetti della crisi generale dell’economia italiana e internazionale. Per Lombardo e per il suo recalcitrante governo è arrivato il momento della verità. Devono decidersi su quali passi compiere. La scelta peggiore sarebbe quella di continuare a marcire nella paralisi. Il presidente della regione dovrebbe imprimere una svolta alla sua azione, sia sul terreno dei rapporti politici e parlamentari sia, soprattutto, sul terreno dell’azione di governo che- secondo vari osservatori- lascia molto a desiderare. Anche perché c’è un’eccessiva propensione di Lombardo a privilegiare il ruolo di leader di un piccolo partito- movimento a scapito di quello di governatore di una delle regioni più grandi e complicate d’Italia. Fra i due ruoli non c’è un giusto equilibrio. Perciò, è opportuno ricordare che egli è stato eletto per amministrare la regione non per usarla per costruire il suo “partito del sud”. Guardando al panorama nazionale, non si notano altri governatori caratterizzati da cotanto attivismo politico. Anche questo- credo- è un problema importante che non aiuta a dispiegare una linea di governo adeguata alla gravità della crisi e a dirimere le difficoltà all’interno della sua scomposta coalizione. Ovviamente, il discorso riguarda anche l’opposizione la quale non può ritenersi appagata da  qualche contentino o da qualche frase a (scarso) effetto, come le famose “geometrie variabili”.In questo frangente decisivo, il Pd dovrebbe saper elaborare e dispiegare un progetto programmatico e di lotta sociale, coinvolgendo tutte le forze disponibili, per rimettere la Sicilia in movimento, al centro del confronto politico e parlamentare.

Agostino Spataro

* Pubblicato, con altro titolo, su La Repubblica del 17 gennaio 2009.